In nero un lavoratore su 2 l'azienda si deve fermare

di Denis Artioli wVIGEVANO Sette lavoratori in nero su dodici totali trovati in azienda, tutti italiani: sono stati scoperti durante un'ispezione della Direzione territoriale del lavoro di Pavia in un'impresa di progettazione e fabbricazione calzature di Vigevano. Ditta che è stata sospesa (fino a quando tutti i lavoratori in nero non saranno regolarizzati) in seguito al sopralluogo condotto dagli uomini dell'Ispettorato del lavoro assieme all'Inail. Al momento dell'ispezione in azienda, i dodici lavoratori «erano intenti nel funzionamento dei macchinari e attrezzature, in quanto personale esperto nelle attività di questo settore», spiega in una nota la Direzione del lavoro. L'imprenditore, in ogni caso, si è impegnato davanti agli ispettori ad assumere tutto il personale, pagando le sanzioni (1.950 euro per la sospensione) in modo rateale, «perché determinato – dice la nota della Direzione del lavoro – a riprendere i lavori e a superare la crisi congiunturale, mantenendo il luogo produttivo a Vigevano, dopo aver valutato la possibilità di riposizionarsi all'estero, come molte altre aziende nel settore». Il sopralluogo ha consentito agli ispettori di Pavia di appurare che i lavoratori impiegati sono uomini «di età matura e disoccupati da tempo». Naturalmente, tutti loro hanno accolto molto positivamente la prospettiva di una regolarizzazione. «Ben vengano questi controlli nelle aziende – afferma Michele Fucci, sindacalista della Cgil, responsabile del settore tessile-calzaturiero per la Camera del lavoro di Vigevano – e non solamente per i lavoratori che vedranno riconosciuti i loro diritti e che in questo modo saranno regolarizzati, ma anche per le altre aziende del settore che operano sul territorio. Perché chi manda avanti un'attività con i lavoratori in nero attua una concorrenza sleale nei confronti delle altre ditte che, invece, hanno lavoratori in regola». Tra l'altro, sottolinea Fucci, «esistono varie forme contrattuali per poterli assumere, non vedo per quale ragione si debbano far lavorare le persone in modo irregolare. In ogni caso, mi auguro che questo fenomeno non sia diffuso. Tra l'altro, i titolari di queste ditte non si rendono forse conto delle gravi conseguenze cui andrebbero incontro se una delle persone che lavorano non in regola dovesse farsi male in azienda». ©RIPRODUZIONE RISERVATA