Afghanistan, uccisa fotografa tedesca Raccontò Nassiriya

di Fiammetta Cupellaro wROMA L'immagine simbolo della strage di Nassiriya dove vennero uccisi 19 soldati italiani era la sua. Quel soldato che si porta la mano alla testa coperta dal casco davanti ai resti della palazzina squarciata dall'esplosione, è rimasto per molto tempo nel cuore degli italiani. Quella notte a catturare quella immagine-simbolo della nostra tragedia è stata una fotografa tedesca Anja Niedringhaus, 48 anni, che ha passato la vita raccontando con le sue immagini, i conflitti in tutto il mondo. Ieri Anja è stata uccisa in Afghanistan da un poliziotto, mentre con la sua collega canadese Kathy Gannon, 60 anni, stavano seguendo queste tormentate elezioni presidenziali che si terranno oggi. Un voto che i talebani hanno minacciato di insanguinare. Il killer si è avvicinato all'auto dove c'erano le due giornaliste sparando a bruciapelo. Anja è morta sul colpo, mentre Kathy Gannon è in condizioni disperate. La caduta del muro di Berlino, la disintegrazione dell'Urss, l'orrore in Jugoslavia e poi l'attentato a New York del 2001, i reportage di guerra, dall'Iraq, l'Afghanistan, il Pakistan, la Libia. Alla fotografa tedesca si devono anche scatti ripresi durante i giochi olimpici (ne ha seguiti nove) e a personaggi sportivi. E' stata lei a ritrarre, ad esempio, un Francesco Totti giovanissimo. Sempre dall'Italia e per l'Ap ha seguito gli scontri del G8 a Genova le cui immagini sono apparse nei magazine di mezzo mondo. Infine, il premio Pulitzer, arrivato nel 2005, per i suoi reportage dall'Iraq. Fino all'ultimo servizio sull'Afghanistan pubblicato appena il 2 aprile scorso sul New York Times. Ieri Anja e Kathy volevano raccontare la vigilia di queste elezioni con cui si deciderà la successione di Hamid Karzai nella prima transizione democratica del paese. Elezioni che avvengono in un clima di tensione con i talebani che hanno minacciato attentati e promesso di colpire gli operatori e i seggi. Le due giornaliste volevano vedere come la gente si preparava a questa svolta e viaggiavano in un convoglio di veicoli, scortato dalla polizia e dall'esercito. Per questo motivo, non si sono spaventate quando quell'uomo con la divisa di poliziotto si è avvicinato alla loro macchina. Il convoglio trasportava schede elettorali a Khost, nel distretto di Tani. All'interno dell'auto c'erano anche l'autista e un cameramen collaboratore sempre dell'Associated Press. Hanno assistito alla tragedia scoppiata all'improvviso. L'uomo si è avvicinato al finestrino ha gridato «Allah akbar» e ha sparato. Per Anja non c'è stato scampo, mentre la sua collega è stata trasportata gravissima in ospedale a Kabul. Poco dopo è arrivato il commento della direttrice dell'agenzia statunitense, Kathleen Carrol: «Anja e Kathy hanno passato una vita insieme in Afghanistan per raccontare il conflitto e la gente. Anja era una giornalista vivace, dinamica e benvoluta per le sue intelligenti fotografie, il suo buon cuore e la sua voglia di vivere». Nella sua macchina fotografica, sono rimaste le immagini scattate poco prima di morire. Fotografie dedicate soprattutto ai racconti della vita quotidiana delle persone: donne che fanno la fila per registrarsi per il voto, poster elettorali, soldati che provano a mantenere l'ordine. E mentre il presidente afghano Karzai ha ordinato «un'inchiesta completa» sulla morta della giornalista, il governo tedesco è in lutto. «La notizia della morte della meravigliosa fotografa Anja Niedringhaus è sconvolgente. Il governo tedesco è in lutto insieme alla sua famiglia». Ha scritto Steffen Seibert, il portavoce della cancelliera Angela Merkel, su Twitter. E su Twitter è rimasto il suo ultimo post. Il 2 aprile Anja aveva linkato un articolo del New York Times nel quale veniva ricordato l'amico e collega Sardar Ahmed, il celebre giornalista dell'Afp ucciso insieme alla moglie e le sue bambine il 21 marzo scorso all'hotel Serena a Kabul. La foto dell'unico sopravvissutodella famiglia, un bimbo di due anni in un letto d'ospedale, ma sorridente è stata una delle ultime ritwittate dalla fotografa tedesca nel suo profilo «Un tributo di cuore» aveva scritto Anja Niedringhaus. ©RIPRODUZIONE RISERVATA