Franata la strada diretta alle fonti di Garlazzolo
di Carlo Gobbi wCODEVILLA E' ormai impraticabile la strada che porta alle fonti di Garlazzolo, nella campagna di Codevilla. La segnalazione arriva da un gruppo di residenti della zona: quasi impossibile riuscire ad arrivare ad un luogo caro a tante generazioni di vogheresi e oltrepadani, che erano soliti rifornirsi dell'acqua solforosa che sgorga dal terreno, in un ambiente naturale di grande fascino. «Eppure ci sarebbero tante potenzialità in questa zona, a cominciare dalla possibilità di poter diventare la prosecuzione della green way che parte da Voghera ed arriva a Salice Terme, considerando la vicinanza ed anche il fatto che esiste uno spazio appositamente attrezzato con tavoli e panchine, che potrebbe essere utilizzato come punto di ristoro». Oggi come oggi, la situazione è molto precaria: non si riesce a percorrere la strada nemmeno utilizzando fuoristrada e trattori. Dopo poche centinaia di metri dal ponticello di Codevilla, la strada è completamente sprofondata per un lunghissimo tratto, per cui non si riesce a proseguire. Anche le sponde del rio Luria, che scorre a lato della strada, presentano in più punti pericolosi cedimenti: il corso d'acqua è anche esondato, forse anche perchè ostruito o per mancanza di manutenzione. Qualche anno fa il percorso che portava alle fonti era stato completamente sistemato dai volontari della Protezione civile di Codevilla: la strada era particolarmente piacevole perchè è completamente in piano ed è circondata dai boschi. Adesso invece la situazione è molto precaria: sarebbero necessari interventi sia di sistemazione della strada sia anche di regimentazione del corso d'acqua, ma con i chiari di luna che si registrano a livello di finanziamenti destinati agli enti pubblici la cosa appare piuttosto improbabile. Non resta che sperare nella buona volontà di qualche associazione di volontari attenti all'ambiente o di appassionati della natura, «anche per preservare la memoria storica dei tanti vogheresi che negli anni passati venivano in bicicletta a far scorta di acqua solforosa».