Salasso Irpef comunale Pavia tra le città più care

Ieri sera, in consiglio provinciale, la maggioranza ha abbandonato l'aula. «Una vittoria politica», per il consigliere di Forza Italia Felice Novazzi. La maggioranza infatti non aveva i numeri per bocciare la mozione presentata dalla Lega nord. La mozione per il diritto del popolo lombardo per l'attuazione della propria autodeterminazione aveva infatti ottenuto il voto favorevole del Carroccio e della Lega nord, ma anche di due consiglieri di minoranza, Riccardo Fiamberti, Lista civica per Bosone, e Claudio Sala, Idv. Oltre ad incassare il "sì" del presidente del Consiglio Vittorio Poma. Aveva invece deciso di astenersi il presidente della Provincia Daniele Bosone. A quel punto al gruppo di maggioranza mancavano i voti necessari per non far passare la mozione. «La mozione è già stata presentata in altri consigli provinciali, in alcuni dei quali è stata approvata – spiega Andrea Ceffa, il consigliere della Lega che ha presentato il documento –. Si chiede di riconoscere il diritto del popolo lombardo a essere indipendente e di impegnare il Consiglio a sostenere tutte le iniziative per raggiungere questo risultato, come il referendum». di Linda Lucini wPAVIA I cittadini di Pavia pagano l'Irpef comunale tra le più care d'Italia. Pavia è la quarta città nella classifica dell'Irpef più alte del Paese: i pavesi pagano un addizionale media di 261 euro l'anno e a dover sobbarcarsi la tassa è il 64% dei residenti, in pratica due su tre. E se a guardare gli importi medi annui Pavia è superata da Padova (288 euro), Milano (285) e Roma (280) grazie alle correzioni apportati da ciascun Comune con le esenzioni alla fine si scopre che a Milano la paga solo il 26% della popolazione, a Padova il 60% e a Roma il 74%. Infatti il modo migliore per misurare quanto pesa davvero l'Irpef comunale è confrontare il gettito di imposta con la base imponibile teorica, ricavata dai dati delle Finanze. L'aliquota effettiva, con questo calcolo, a Milano si ferma allo 0,25% mentre a Pavia il prelievo reale arriva allo 0,65%. Sempre meno che a Roma dove si tocca il record dello 0,85%. Quindi, a guardar bene, Pavia risulta tra le più care di tutta la Lombardia. E non di poco, visto che i pavesi che guadagnano 28mila euro lordi devono versare 202 euro mentre i residenti a Mantova ne sborsano solo 40. E non va meglio nel raffronto con le altre province: per gli stessi medesimi redditi, invece di 202 euro, a Monza se ne pagano 65, a Lodi 75 a Como 54. Con l'addizionale Irpef pagata da 42mila contribuenti di Pavia il Mezzabarba incassa circa 8,4 milioni di euro, quindi circa 200 euro a testa. Il sindaco Alessandro Cattaneo ha sempre sostenuto di aver «applicato l'aliquota massima solo per i redditi molto alti e allargato la fascia dei redditi esentati dal pagamento rendendola tra le più alte della regione, la seconda in Lombardia». Stando a guardare i calcoli dell'aliquota effettiva (elaborati dal Sole 24 Ore su statistiche fiscali 2013) non sarebbe proprio così: contro lo 0,65% di Pavia Monza si attesta allo 0,45%, Bergamo allo 0,57%, Como allo 0,28% Lecco allo 0,29% , Lodi allo 0,42%, Mantova allo 0,33%, Brescia allo 0.47%, Cremona allo 0,60%. Solo Sondrio allo 0.73% e Varese allo 0,75% battono Pavia per Irpef effettiva più casa. E' più bassa di Pavia anche la vicina Piacenza (0.48%). «Questi dati hanno poco senso – sbotta il sindaco – Le cifre sono alte solo perchè Pavia ha redditi alti- Non solo abbiamo tenuto alte le esenzioni, ma quest'anno le alzeremo da 15mila euro di reddito annuo a 16mila». «L'addizionale Irpef - spiega l'assessore al Bilancio Massimo Valdati - era allo 0,58 l'abbiamo modificata lo scorso anno inserendo la soglia di esenzione fino a 15mila euro, ora rialzata a 16mila. Pavia ha la fortuna di essere la quartà città d'Italia più alta di redditi: è tutto lì. In più posso solo dire che quel che incassiamo è tutto a copertura dei servizi. Solo per i servizi sociali nel 2013 abbiamo dato migliaia e migliaia euro di aiuti sociali. Ad ogni modo non mi meraviglia che escano valori abbastanza alti. Con l'Imu sulla casa abbiamo ridotto la tassa all'osso». In fondo però chi ha una casa probabilmente ha un bilancio migliore di chi vive di solo stipendio, allora tenere alta l'Irpef che viene detratta direttamente in busta paga non è meno equo? «Sicuramente – dice ancora Valdati – ma siamo stati costretti a ritoccare l'aliquota, d'altronde dobbiamo garantire i servizi e quei costi hanno il loro peso».