Fiat, ultima assemblea a Torino

di Andrea Di Stefano wMILANO «Chrysler ha salvato la Fiat, non il contrario»: la cruda sentenza dell'ad Sergio Marchionne chiude un capitolo nella storia dell'azienda automobilistica italiana. Ieri a Torino ultima assemblea degli azionisti con un Marchionne scatenato anche sul premier: «Bisogna dare a Renzi la possibilità di portare avanti il processo di riforme. Lo sta chiedendo il mondo intero. Siamo in luna di miele, i mercati stanno apprezzando ciò che sta succedendo in Italia, non vorrei interrompere questo incantesimo». L'ad di Fiat è poi tornato sul significato dell'alleanza: «La base di questo accordo - ha detto - si basa su un essenziale concetto di umiltà. Ognuno contribuisce. C'è un sistema americano che l'anno scorso ha prodotto più della metà degli utili dell'azienda». L'ultima assemblea ordinaria dei soci a Torino, che ha approvato il bilancio 2013, chiuso con un utile netto di 1,9 miliardi, prelude al passaggio delle consegne: tutti i cda di Fca si terranno a Londra mentre le assemblee dovranno svolgersi ad Amsterdam. «La nascita di Fiat Chrysler Automobiles metterà fine alla vita precaria di Fiat; non dobbiamo più giocare una partita per la sopravvivenza, in fondo alla classifica, senza sapere se ci sarà un domani. Con Fca abbiamo la possibilità di giocare una vera partita», ha esordito il presidente John Elkann aprendo al Lingotto i lavori dell'assemblea. Commentando i risultati 2013 Marchionne ha definito «passaggio storico» l'acquisto del 100% di Chrysler siglato a gennaio: «Abbiamo eliminato l'ultimo elemento di complessità nella gestione del gruppo». L'ad ha detto ai soci che Fiat ha deciso di non distribuire dividendo per il 2013 in quanto «ritiene prudente mantenere un elevato livello di liquidità» e si è soffermato sul percorso di 5 anni, un «grande progetto di cooperazione industriale e culturale avviato nel 2009. La forza del gruppo deriva dall'unione di queste due realtà, ciascuna delle quali conserverà la propria identità e metterà a disposizione dell'altra i propri punti di forza» ha aggiunto Marchionne, sottolineando che con un investimento da un miliardo di euro per ogni nuovo modello, «la soglia che può garantire un adeguato ritorno economico è di un milione di auto derivate dalla stessa piattaforma». Per i dettagli sul piano industriale del gruppo tutto è rimandato al 6 maggio: Marchionne ha anticipato che «entro il 2018 Fca sarà in grado di produrre oltre 6 milioni di vetture. Ho sempre avuto grande rispetto per i nostri concorrenti tedeschi e fare una campagna di boicottaggio anti tedesca sui media non frutterebbe molto. La strategia che stiamo mettendo a punto e che sarà illustrata con la presentazione del piano industriale il prossimo 6 maggio a Detroit sarà un'alternativa vera ai prodotti dei nostri concorrenti tedeschi». Entro pochi giorni Fca dovrebbe essere in grado di annunciare qualcosa sulla produzione della Jeep in Cina mentre l'ad ha confermato «che non ci sono eccedenze nel sistema italiano», citando l'esempio di Grugliasco, dove la produzione di Maserati ha consentito l'occupazione. Anche a Mirafiori, ha aggiunto Marchionne, i prossimi investimenti consentiranno «la piena occupazione». Nello specifico il gruppo conferma per il 2014 una produzione di 4,5-4,6 milioni di auto contro i 4,35 del 2013 e Marchionne ha tenuto a sottolineare che «dal lancio nel 2007 la 500 ha venduto oltre un milione di unità in Europa» ricordando che il 2013 per la piccola Fiat è stato un anno fondamentale. È toccato invece a Elkann fugare i dubbi sugli effetti del trasferimento della sede sociale: «Mio nonno avrebbe pensato che quanto abbiamo fatto con Fiat e Chrysler sia estremamente positivo e che Torino non soffre, ma ha beneficiato in modo importante di quanto realizzato», ha detto il presidente della Fiat, «vedete cosa stiamo facendo per Maserati, sapere che le vetture prodotte qui vengono vendute nel mondo sarebbe stato per mio nonno motivo di grande orgoglio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA