lo sfregio
di Marianna Bruschi wPAVIA Il muro del liceo Cairoli lo avevano ripulito gli studenti a ottobre. Imbianchini per un giorno per cancellare i graffiti. Le due svastiche disegnate nella notte di venerdì hanno suscitato ancora più rabbia. Sono spuntate, come quella sul palazzo di fronte che ospita l'Agenzia delle entrate, in occasione della visita a scuola dell'ex ministro Cécile Kyenge. «Le cancelleremo», ha commentato subito il preside Francesco Rubiconto. E anche il sindaco Cattaneo che ieri ha incontrato la parlamentare si è scusato per questo e si è detto pronto a cancellarle già oggi. Rispondendo così anche all'augurio del suo avversario alle prossime elezioni Massimo Depaoli («una città che cancella le tag deve anche rimuovere subito quelle svastiche», ha detto). Il vice sindaco Matteo Mognaschi mentre volantinava con altri militanti della Lega Nord contro l'incontro organizzato a scuola con la Kyenge ha chiesto alla polizia locale di cercare nei filmati delle video camere tracce degli autori delle svastiche. La reazione più forte e meno politica è stata però l'abbraccio dei ragazzi all'ex ministro, l'applauso che l'ha accolta e il silenzio con cui gli studenti hanno ascoltato la sua testimonianza. «Temi sensibili come la diversità e l'immigrazione sono usati per fare campagna elettorale speculando sulla sofferenza degli altri – ha commentato Kyenge a margine dell'incontro a scuola – Invece bisogna usare la diversità per far conoscere gli altri, per costruire una politica di accoglienza e legalità. Da quello che ho visto da quando sono arrivata qui a Pavia sono sicura che si tratta di una minoranza, bisogna trasformare la loro rabbia in qualcosa di positivo. E' culturalmente che bisogna cambiare qualcosa». I giovani hanno ragionato insieme al preside Rubiconto, alle associazioni Comitato Pavia Asti Senegal, Ci siamo anche noi, Pax Christi, sul tema dell'integrazione, della democrazia. Hanno ascoltato l'esperienza di Cécile Kyenge, il suo arrivo in Italia per studiare medicina, «il sogno del diritto allo studio, perché nessuno – ha detto l'ex ministro – deve rovinare il sogno dei giovani». «Mi scuso per le offese che ha ricevuto Cécile Kyenge», ha sottolineato il preside. «Ricordate il peso delle parole, tutto quello che dite in pubblico ha un peso – ha aggiunto l'ex ministro – La prima volta che ho organizzato una conferenza stampa ho iniziato dicendo che non sono "di colore" sono nera. Perché non va bene fuggire, dobbiamo dire ciò che vediamo senza girarci attorno. Io sono nera e non è un problema». I ragazzi hanno ascoltato la testimonianza di Carmen Silva, presidente dell'associazione Ci siamo Anche noi e di Piero Penasa per Pax Christi. «Mi ricordo le parole di mia madre – ha raccontato Cécile Kyenge – che andando via mi disse di non tornare indietro, di non guardare indietro. Mi disse: anche se senti che stiamo morendo vai avanti per la tua strada, devi riuscire a realizzare il tuo sogno, se sei sicura che farai del bene a tante persone non tornare indietro». I ragazzi finito l'incontro si sono messi in coda per una fotografia con l'ex ministro, alcuni emozionati per la sua testimonianza. «E' importante sapere ciò che si vuole e impegnarsi per riuscire a realizzare il proprio sogno – le parole dell'ex ministro – Amate quello che avete qui. Io sono andata via perché non potevo fare delle cose, ma pensate a quanto è bello vivere in un Paese dove si può avere l'opportunità di fare ciò che volete». Commentando l'affetto dimostrato dai ragazzi il ministro ha sottolineato che «i giovani hanno bisogno di modelli da ascoltare e hanno bisogno di sentire punti di vista diversi. I giovani hanno scelto per la libertà di imparare e di rafforzare la loro conoscenza».