Una "verifica" tra Berlusconi e Renzi

di Maria Berlinguer wROMA Forza Italia accusa Renzi di aver tradito i patti sulle riforme e chiede un nuovo faccia a faccia tra Berlusconi e il premier. Ma il segretario del Pd non cambia la tabella di marcia e conferma la proposta fatta in direzione: prima il disegno di legge sul Senato e sulla riforma del titolo V, e solo dopo il via libera definitivo alla riforma elettorale. Matteo Renzi nel pomeriggio è tornato a Pontassieve per trascorrere il fine settimana in famiglia ma prima di partire, in vista del consiglio dei ministri di lunedì che darà il via libera alla riforma costituzionale, ha fatto il punto con Maria Elena Boschi, renziana della prima ora e ministro delle Riforme. L'insoddisfazione dei forzisti per la decisione di invertire l'ordine di priorità tra l'Italicum e il ddl sulle riforme non sembra preoccuparlo più di tanto. Renzi, anche dopo un fitto scambio di sms con Denis Verdini, si sarebbe convinto che Forza Italia non ha in realtà nessuna intenzione di far saltare l'accordo sulle riforme. Soprattutto ora che i sondaggi la danno sotto il 20 per cento con il suo leader che il 10 aprile potrebbe essere costretto al silenzio politico dalla decisione dei giudici sulla sua condanna. La tabella di marcia dunque resterà quella annunciata davanti alla direzione. Del resto è Giovanni Toti a confermare che Forza Italia continuerà a collaborare sulle riforme come si è impegnato a fare Silvio Berlusconi ma non accetterà «un testo preconfezionato». Per il portavoce politico del leader azzurro infatti «Renzi ha preso il vizio della democrazia sovietica di decidere nella direzione del suo partito di dire cosa deve fare il cdm e di portare alla Camere testi prendere o lasciare» e questo ovviamente non va bene. Forza Italia in ogni caso aspetta di vedere il disegno di legge che il governo proporrà al Parlamento. Martedì Forza Italia presenterà la sua proposta di legge di revisione costituzionale e certamente tornerà su uno dei cavalli di battaglia dell'ex Cavaliere: la necessità di dotare il primo ministro di pieni poteri. «Nella nostra proposta insisteremo affinchè ci sia l'elezione diretta del presidente della Repubblica o del premier, quello del presidenzialismo è un punto che non può essere eluso e su questo staneremo la sinistra», avverte Maurizio Gasparri. E chissà se il Pd non cambierà verso su una svolta presidenzialista. E' nel Pd e tra i senatori di tutti i partiti che Renzi potrebbe trovare i maggiori ostacoli. La minoranza, già in fibrillazione sul lavoro, potrebbe mettersi di traverso anche sulla riforma della Costituzione. L'atteggiamento della sinistra democratica sarà più chiaro martedì, dopo la riunione che la minoranza terrà alla Camera. Sulle riforme però Renzi non è disposto a trattare nè a concedere slittamenti. «Per le riforme sono state date delle scadenze, sono stati dati degli indirizzi molto chiari, si va avanti con determinazione», conferma Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd con Lorenzo Guerini. «Per la prima volta siamo a un passo dal traguardo, il superamento del bicameralismo con un Senato completamente riorganizzato è una delle chiavi per alleggerire il sistema, semplificarlo e renderlo più veloce», dice il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina, vicino a Bersani ©RIPRODUZIONE RISERVATA