«No alla staffetta generazionale»
ROMA Staffetta generazionale: no grazie, perché «un sistema sano non ha bisogno di mandare a casa gli anziani per far entrare i giovani». Non è proprio piaciuto al ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, l'ipotesi avanzata dalla collega della Funzione pubblica Marianna Madia per ringiovanire la pubblica amministrazione illustrata ieri in un'intervista e che ha suscitato perplessità da parte dei sindacati - anche se con quale distinguo - e sollevato il dibattito sull'argomento. Perché se è vero che i nostri dipendenti pubblici sono parecchio più anziani di molti altri paesi Ue (su 3,3 milioni circa 750mila hanno più di 55 anni), il nodo del ricambio generazionale è un problema reale non da poco che riguarda non solo la P.a. ma tutto il mondo del lavoro. «Va avviato un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e più in generale dei dipendenti vicini alla pensione, per favorire l'ingresso dei giovani. Se in un posto mando in pensione leggermente anticipata 3 dirigenti, non devo per forza sostituirli, magari basta prendere un funzionario. Con questa staffetta generazionale riduco, svecchio e risparmio», aveva detto Marianna Madia precisando che gli strumenti del piano non erano stati decisi «ma i contenuti sono chiari». Contenuti che a far conto con le prime cifre del piano Cottarelli dovrebbero portare ad un risparmio di 500 milioni quest'anno sui dirigenti ed a gestire 85mila tagli. Ricambio generazionale con il ripristino del turn over dice il segretario confederale della Cgil, Rosanna Dettori, che mette in guardia il ministro: si parla «con troppa facilità di esuberi e prepensionamenti» e se non si vuole cambiare la Fornero «si rischiamo nuovi esodati». Se invece c'è disponibilità ad identificare meccanismi che riconoscano professionalità e carriere «allora è possibile sedersi intorno ad un tavolo». Quel ricambio generazionale che piace alla Uil con il segretario Mino Foccillo che dà un'apertura di credito alla ministra della Funzione pubblica. Una bacchettata però dalla Cisl: «mi pare che il ministro Madia sia un po' confusa: non è in discussione lo strumento del prepensionamento, ma bisogna fare un piano industriale, poi si decide», dice il segretario Giovanni Faverin. Ma se dal partito della ministra Giannini l'idea di Madia viene liquidata come «una ricetta in salsa finto-giovanilistica contro gli anziani», Bruno Tabacci dal Centro democratico dice: «Giannini smemorata, era per i prepensionamenti».