Bersani:«Sono al settimo cielo e vi incanterò»

I biglietti per il concerto di Samuele Bersani (da 30 a 20 euro, più i diritti di prevendita) si acquistano nei punti vendita e on line dei circuiti www.ticketone.it e www.bookingshow.com, o nelle altre prevendite autorizzate: Libreria Il Delfino (piazza Cavagneria, Pavia, tel. 0382.309788), reparto telefonia Ipermercato Carrefour di Pavia (tel. 0382/435200), Bar Lanterna (via San Giovannino 23, Pavia, tel. 0382.573159), MediaWorld IperMontebello (tel. 0383.808111) e Civaturs (Vigevano, via Dante 29, tel. 0381.690370). Il giorno dello spettacolo dalle ore 18 sarà aperta la biglietteria nel teatro Fraschini. Per accrediti diversamente abili: tel. 340.5334916 - promoterpv@alice.it (orario ufficio). PAVIA Quello di Samuele Bersani che si terrà domani alle 21 al Teatro Fraschini, sarà il primo grande concerto della primavera pavese organizzata dall'assessorato alla Cultura del Comune di Pavia in collaborazione con l'agenzia Promoter Pv, "antipasto" della stagione estiva di musica live, già in fase di lavorazione. Oltre che un grande ritorno della musica d'autore in città, la tappa pavese del cantautore riminese, sarà l'occasione per scoprire il suo nuovo lavoro discografico uscito per Sony Music, intitolato "Nuvola numero nove" ed espressione di uno dei migliori momenti della sua vita, come racconta lui stesso. Bersani, cosa significa "Nuvola numero nove"? «E' la traduzione letterale dall'inglese dell'espressione "cloud nine", che negli Satti Uniti viene usata per identificare lo stato di grazia in cui si trova un artista. In italiano la traduzione giusta sarebbe "settimo cielo"». E' così, al settimo cielo, che si sentiva quando l'ha scritto? «Dal punto di vista artistico direi di sì. Ho scritto questo disco in un momento in cui mi riusciva di scrivere canzoni meglio che in altri momenti: prima è venuta la musica, poi le parole. Questo non significa che sia un album "spensierato", ma solo che, se ci sono momenti della vita in cui sembra che non stia succedendo nulla, ce ne sono altri in cui a livello personale accadono tante cose, emozioni forti, che si riflettono anche nella vita professionale. Ecco, era uno di quei momenti». C'è un brano dell'album per lei più significativo degli altri? «Più di uno e per motivi diversi. "En e Xanax" perché è la storia di due persone sorprese da un sentimento che regala loro il coraggio di mostrare l'uno all'altra i propri limiti e le proprie debolezze, ma anche "Reazione umana", perché è una canzone che non si piange addosso: parte da una pila che nonostante sia quasi ossidata non vuole smettere di vivere ed è un modo di raccontare gli esseri umani e la loro possibilità di reazione. E poi c'è "Desirée", che secondo me, finora, è uno dei migliori incastri di musica e testo di tutta la mia carriera. Nell'album ci sono anche alcuni giovani musicisti scoperti per caso sul web». Pescare nel web non è semplice, qual è stato il criterio? «E' successo perché cercavo un'altra cosa che mi era stata suggerita e di fianco a questa cosa, come sempre nel web, è venuto fuori questo semplicissimo duo (Gregorio Salce e Matteo Fortuni, ndr), sul divano, con una melodia che mi ha intrigato. Ci siamo incontrati a Bologna e abbiamo iniziato a collaborare. Da lì l'idea di cercare altri giovani artisti». A Pavia era già stato? «Nei ditorni sì, tante volte, compresa la volta che ho fatto le prove di uno spettacolo nello studio di Ron. Ho anche avuto un service da queste parti, che per un musicista è una parte molto importante». Negli ultimi quattro anni, che, a parte la parentesi sanremese, la separano dall'album "Manifesto Abusivo", cos'ha fatto? «Ho scritto "Psycho", una canzone che mi ha portato in un'altra direzione e mi ha fatto amare anche un altro tipo di musica, fino a questo album. Ho anche vissuto molto, il che per me significa lavorare. Ha presente quando Dino Risi diceva alla moglie che lo rimproverava di non fare niente: "guarda che sto guardando fuori dalla finestra"? Il senso è quello. E poi ho lavorato molto sulla musica: ho ripreso a suonare il pianoforte e a studiare. Ripensando alla sua carriera, dai primi Anni '90 ad oggi, c'è qualcosa che non ha ancora fatto e che vorrebbe fare? «Ho trascurato il lavoro di autore, nel senso che l'ho fatto solo per me. All'inizio mi divertivo molto a farlo, poi ho smesso. Sì, mi piacerebbe tornare a scrivere canzoni per altri e anche mettere insieme i racconti che ho scritto in questi anni, per dargli un senso». Marta Pizzocaro