Piccoli ospedali 2 mesi per scegliere quale promuovere

Venerdì in occasione della settima giornata nazionale della disabilità intellettiva e relazionale, Anffas apre le porte delle sue comunità per parlare di inclusione sociale, non discriminazione, diritti umani. Appuntamento a Casa Silvana (via Franchi Maggi, 6), Loghetto (via Mussini, 23), Scala (via Scala, 12/a), Casa Satellite (via Ferrara, 2, dalle 9 alle 19), Cse Samarkanda (via Mussini, 23 dalle 9 alle 15). Nelle comunità socio sanitarie visite dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. Per ulteriori informazioni telefonare allo 0382 539438. di Anna Ghezzi wPAVIA Non si tratta di chiudere gli ospedali più piccoli. Ma di scegliere il primo da convertire in Pot, "presidio ospedaliero territoriale", quei "mini ospedali" per malati cronici previsti per riorganizzare la rete degli ospedali e arrivare a un nuovo sistema in cui a poche strutture super specialistiche — una decina, una ogni milione di abitanti a Pavia il San Matteo — si affiancheranno presidi più piccolidove saranno seguiti i tre milioni di malati cronici lombardi, centonovantamila solo in provincia di Pavia. Il tavolo invocato dalla Provincia ai primi di marzo e caldeggiato dall'assessore regionale alla sanità Mario Mantovani tra tutti gli attori sanitari del territorio non è ancora stato convocato. Ma su una possibile riconversione circolano già le prime ipotesi: Casorate, Mede o Varzi. L'Azienda ospedaliera ha infatti due mesi per scegliere e ottenere l'ok dall'Asl per poi partecipare al bando e ottenere 3 milioni di finanziamento per convertire uno solo degli ospedali del territorio in Pot. In provincia di Pavia i malati cronici sono il 35 per cento della popolazione: diabetici, cardiopatici, anziani con problemi respiratori, persone in dialisi, che richiedono cure e assistenza continue. Secondo i dati regionali, in provincia di Pavia assorbono il 73% dei 625 milioni di euro di spesa sanitaria erogati dal Pirellone ogni anno. L'idea riconvertire i presidi periferici o troppo piccoli e garantire assistenza continua ai pazienti, Mantovani l'aveva presentata a Pavia ai primi di marzo, invitando Provincia, Asl, Azienda Ospedaliera, Areu e San Matteo a sedersi intorno a un tavolo per stabilire da dove cominciare. «Come Provincia ci interessa il tavolo istituzionale per capire quali siano le idee sul campo – spiega Daniele Bosone, presidente della Provincia – Dall'Asl abbiamo ricevuto rassicurazioni sulla convocazione a breve. Ci sono strutture come Casorate, Mede, Varzi che potrebbero beneficiare di una riconversione continuando ad essere riferimento per gli esami essenziali». Cosa ci sarà nei Pot? Nei mini ospedali dovrebbero convivere medici di famiglia, guardia medica e ambulatori specialistici, radiografie ed ecografie, servizi per la cura dei cronici (come la dialisi), telemedicina e posti letto per quei malati che dopo un intervento sono stati dimessi dall'ospedale specialistico, ma hanno ancora bisogno di riabilitazione e di essere seguiti e monitorati: a Pavia dei 91 letti per subacuti assegnati da Regione ce ne sono solo 31, al momento. E l'Ordine dei medici ha già formulato una serie di proposte – le ultime il 3 marzo, a firma del presidente Giovanni Belloni – alla Regione: come chiudere i punti di autopresentazione di Casorate e, almeno di notte, Mede e Varzi «perché non in grado di dare risposte all'utente e causa di elevati rischi professionali per chi vi lavora», sostituendoli con un'ambulanza 24 ore su 24 con medico a Varzi e Mede, più distanti da ospedali attrezzati per l'urgenza. Ma anche ripensare agli orari di laboratori di analisi e radiologie ora aperti 24 ore come nei tre ospedali dove, dopo le 17, arrivano solo «richieste minime», impegnando personale che «potrebbe essere reimpiegato».