«Ciao Alfio, ti ricordiamo in silenzio»
di Adriano Agatti e Marianna Bruschi wPAVIA Lo sguardo basso. Gli occhi che cercano il pavimento. Tra le mani un foglio a quadretti, parole scritte in corsivo per ricordare Alfio e i suoi 17 anni, Alfio e la vita lanciata contro il muso di un treno. «Prof, lo sente il silenzio che c'è qui a scuola? Tutti sono rimasti colpiti». I ragazzi dell'Ipsia si guardano e si capiscono. Non c'è rumore al cambio dell'ora, nessuno alza la voce, per ridere e scherzare si dovrà aspettare un altro momento. Alfio lo avevano visto sabato. All'ultima ora c'era la prof Chiesa, italiano e storia. Ripeteva che doveva incontrare la sua ragazza, era pensieroso, preoccupato. Ma Alfio non perdeva mai il sorriso, così lo descrivono gli amici. «Le aveva preso una rosa bianca come regalo – ricorda un suo compagno di terza MM, indirizzo meccanica – poi non lo abbiamo più sentito». Una rosa bianca. Domenica sera pochi minuti prima delle 18 Alfio era in piedi sui binari alla stazione di Villamaggiore. In piedi come ad aspettare, tra un piede e l'altro quella rotaia che dal finestrino del treno ha visto correre così tante volte nei viaggi da Bressana per raggiungere la sua ragazza. In attesa di un treno, in attesa di interrompere, forse, la rabbia e il dolore per quell'amore che non gli portava più solo sorrisi. Su quel binario ha deciso di non volerne più sapere della vita. I testimoni lo hanno visto così, in piedi, e non c'è stato il tempo e il modo di prevedere, reagire, intervenire. La sua ragazza non era lì, è accorsa poco dopo. Non sarà sentita come testimone, così è stato deciso in un'inchiesta che non sembra avere spazio per i dubbi, con la parola «suicidio» a fare da sigillo. Il corpo di Alfio sarà sottoposto ad autopsia, il magistrato Mario Venditti ha disposto gli esami tossicologici. Forse domani potranno essere celebrati i funerali a Bressana, dove viveva. La scuola ieri mattina ha chiesto alle due psicologhe che durante l'anno organizzano lo sportello di ascolto di parlare con i ragazzi. La domanda ricorrente era: «Perché». La paura di avere una responsabilità, di non aver capito, di non aver colto un segnale. «Ma non c'era stato niente che lasciasse pensare a questo», dice la vice preside Maria Pavone. «Cerchiamo di sostenerli – spiega la preside dell'Ipsia Cremona, Franca Bottaro – parteciperemo ai funerali con una delegazione della scuola, ci sarà tutta la sua classe. Alfio era un ottimo ragazzo, dava il suo contributo come rappresentante di istituto, sono sconcertata, nessuno se lo aspettava». Domani era già fissato il consiglio di istituto, un impegno che Alfio aveva preso insieme al suo compagno di classe Arlindo. «Gli avevo proposto di candidarsi e lui aveva accettato subito – ricorda – gli piaceva l'idea». Anche per questo lo conoscevano tutti all'Ipsia Cremona. «Sempre allegro, solare», ricorda un altro ragazzo. Nella foto di classe Alfio è al centro, accucciato a terra, lo sguardo intelligente. «Mi ricordo che ci parlava sempre della sua Sicilia – aggiunge un ragazzo della sua classe, nell'officina al piano terra – era di Lentini, in provincia di Siracusa, ci raccontava della sua terra». In classe hanno scritto una lettera che leggeranno il giorno del funerale. «Per dire che ci manca, per ricordare quello che faceva nella sua vita di tutti i giorni». E' quel foglio a quadretti con le parole scritte in corsivo, una pagina stropicciata che si passano tra le mani, che condividono con gli insegnanti. Una pagina che dovranno trovare il coraggio di leggere. Oggi hanno chiesto di poter osservare un minuto di silenzio. Per lui. «Siamo cresciuti insieme – racconta un ragazzo di Bressana – con lui era impossibile litigare». Alfio aveva sempre la battuta pronta «e quando uno di noi era giù d'animo ci pensava lui». Lui che se aveva un problema lo raccontava, lui che di questa ragazza parlava ogni giorno agli amici. Lui che era preoccupato di questo fine settimana che doveva portare a un chiarimento. Lui che non c'è più. IL BLOG CONDIVISIONI SUL NOSTRO SITO www.laprovinciapavese.it