La fontana del villaggio con l'acqua dell'amore
Il Vangelo di questa terza domenica di Quaresima ci presenta un Gesù stanco, ma non tanto per il cammino fatto, la sua stanchezza nasce dal continuo correre dietro di noi per difenderci dai pericoli ai quali andiamo incontro, per liberarci dai peccati nei quali cadiamo. Gesù ha sete, ma non tanto di acqua, ha sete della nostra sete, desiderio del nostro desiderio. Quando chiede a quella donna: "Dammi da bere", Gesù ha sete di salvare quella donna; potremmo dire che ha sete del suo affetto, del suo amore, come del nostro amore. La vicenda personale della samaritana (l'uomo con cui sta non è suo marito) diventa l'emblema dell'uomo che non sta con il suo vero Dio. Ecco quindi l'invito di Gesù a ritrovare il vero marito, è l'invito a ritornare al vero Dio. Ma, in fondo, è a tutti gli uomini e alle donne di oggi che Gesù rivolge il suo invito, svelando dove possiamo trovare il vero Dio, la risposta ai nostri perché, e la piena soddisfazione dei nostri desideri, attingendo alle sue parole, lasciandoci imbevere del suo messaggio, rievangelizzando la nostra vita, confrontandola con le sue parole, cercando di pensare con la mente di Gesù e di amare con il cuore di Gesù. Dire che la samaritana ha avuto cinque mariti, vuol dire alludere al fatto che nella sua vita è stata abbandonata cinque volte (per la legge, era l'uomo che lasciava la donna) e perciò significa riconoscere la sua profonda insoddisfazione, la sua ferita, la sua impossibilità di trovare l'acqua che risani e disseti il suo cuore. La sua vita piena di delusioni e tradimenti, forse non le dava più speranza alcuna, più fiducia in sé e negli altri. L'incontro con Gesù è personale. Tocca il cuore. Gesù interroga quella donna, ma non sentenzia, non la aggredisce. È lui che le spiega, con sensibilità, tutta la sua vita. La verità è Gesù. Proprio questo colpisce la donna: essere capita, conosciuta così com'è ed essere amata! La risposta profonda a quello che siamo e la verità per la nostra vita, sta dentro di noi, dove nella nostra intimità trova vita la presenza di Dio. Gesù si avvicina a quella donna, come a noi, con le mani cariche di doni, Dio chiede per donare, offre una sorgente intera in cambio di un sorso d'acqua. Quella sorgente viva è l'energia e la bellezza dell'amore di Dio, una sorgente che "zampilla per la vita". Ogni attimo in cui cerchiamo di vivere il Vangelo è una goccia di quell'acqua viva che beviamo, ogni gesto d'amore per il nostro prossimo è un sorso di quell'acqua. Sì, perché quell'acqua così viva e preziosa ha questo di speciale, che zampilla nel nostro cuore ogniqualvolta l'apriamo all'amore verso tutti, con piccoli o grandi gesti d'amore. Dunque abbiamo capito che, per non avere mai sete, dobbiamo donare l'acqua viva che attingiamo da Lui in noi stessi. Basterà una parola, talvolta, un sorriso, un semplice cenno di solidarietà, per darci di nuovo un sentimento di pienezza, di soddisfazione profonda, uno zampillo di gioia. E se continuiamo a donarci agli altri, questa sorgente di pace e di vita darà acqua sempre più abbondante, senza mai prosciugarsi. Così la Chiesa, diceva papa Giovanni XXIII, è come la fontana in un villaggio: è per tutti, e tutti possono avvicinarsi per prendere l'acqua dell'amore e della consolazione. Sia così anche per i nostri cuori, possessivi e peccatori, ma conosciuti, amati e perdonati dal Signore, uomo assetato che cammina e chiede amore. Il Signore c'insegni ad essere fonte d'amore, servendo chi ha sete. *parrocchia S. Andrea, Novi Ligure