«Chiesto l'ergastolo senza una perizia»

di Maria Fiore wPAVIA «In questo processo è emersa una sola versione. La mia verità è rimasta nascosta. Per me è stato chiesto l'ergastolo senza che nel processo sia stata fatta una perizia super partes. Inconcepibile». Pier Paolo Brega Massone, medico pavese ed ex primario della clinica Santa Rita, commenta così la richiesta dei pubblici ministeri di Milano, che pochi giorni fa hanno concluso la loro requisitoria chiedendo, per il chirurgo toracico, il carcere a vita. Una eventualità che l'avvocato Luigi Fornari, dovrà cercare di scongiurare nelle due udienze dedicate alla difesa, previste per il 31 marzo e il 7 aprile. In questo processo il medico pavese deve fronteggiare accuse gravissime: avere provocato la morte di quattro persone e avere sottoposto altri 40 pazienti a interventi secondo la procura «inutili». Il nodo delle contestazioni è proprio questo: per l'accusa, le operazioni non erano necessarie e sarebbero state fatte solo per ragioni economiche. «Il punto è proprio questo – dice Brega –. L'indicazione chirurgica, cioè la valutazione sulla necessità di un intervento, è un fatto tecnico e come tale può essere stabilito solo da un esperto, un medico super partes». Sull'assenza di una perizia che avrebbe potuto sciogliere tutti i dubbi e consentire ai giudici di valutare le responsabilità del medico si è pronunciato anche il presidente dell'Ordine dei medici di Pavia, Giovanni Belloni, che si dice «preoccupato» (in particolare «per i processi le cui imputazioni sono di una certa gravità») che al medico imputato non sia riconosciuto di vedere valutata la propria condotta, prima della sentenza, da un collegio di periti di nomina del giudice, quindi per definizioni imparziali». Il presidente dell'Ordine ritiene anche che sia necessaria una «legge che oltre a garantire il ricorso a colleghi super partes nominati dal giudice, riveda complessivamente la materia della responsabilità medica». Sull'assenza di una perizia nel processo si sono pronunciati anche i Radicali, attraverso il presidente del gruppo Marco Cappato: «Non solo è stata respita la perizia, ma è stata anche negata l'acquisizione di una consulenza tecnica d'ufficio disposta in sede civile e favorevole al chirurgo». Il riferimento è alla consulenza depositata, in sede civile, per il caso di una donna sottoposta a tre interventi al seno. La perizia ha escluso errori da parte di Brega Massone, ma anche se lo stesso caso è al centro del processo penale, la consulenza non è stata ammessa dalla Corte di assise. «In questo modo si nega la possibilità alla difesa di mostrare le proprie ragioni – aggiunge il medico pavese –. Un vero e proprio accanimento, come dimostra anche il fatto che nella requisitoria si parla soltanto di Brega Massone, senza sapere cosa succede in sala operatoria». Il riferimento è al passaggio in cui l'accusa sostiene che Brega operava i pazienti «in presenza di qualunque rischio». Un'affermazione che, per il medico pavese, non tiene conto del fatto che «in sala operatoria è presente una squadra di medici» e che hanno la stessa responsabilità «l'anestesista, il cardiologo e il chirurgo, che dà indicazioni sull'intervento» ma che non «può avere responsabilità sulle eventuali controindicazioni, ad esempio, della decisione di addormentare un paziente. Considerazioni ovvie, che sono state ribadite anche dai miei consulenti ma che la procura di Milano non ha voluto considerare».