il governo alla prova

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Non è andata male ma non è stato neanche un successo. Con Josè Manuel Barroso il rapporto è sereno, ma non si strappa nulla, sì, Renzi «è sulla buona strada», ma quel che contano sono gli arrivi, e nell'ultimo anno il fiorentino è l'ultimo di tre presidenti del Consiglio che promettono le stesse cose, ma i risultati stentano ad arrivare. Il premier ritorna a Roma, garantendo il rispetto degli impegni, fiscal compact incluso, ma non rinunciando a voler "invertire" la mentalità di un'Europa «solo di vincoli astratti». Per aver la forza di cambiare, però, Renzi sa che deve arrivare al semestre realizzando il suo «gigantesco piano di riforme» e sostituire ai sorrisetti del presidente della Commissione e di Van Rompuy «i sorrisi degli italiani». La sala stampa per il "nuovo arrivato" era strapiena, solo posti in piedi, tanti colleghi stranieri, ma il premier, in maniche di camicia, usa la tecnica delle domande raccolte tutte insieme e la risposta verte su quel che sceglie lui, senza secondo giro. Sottolinea che «siamo orgogliosamente europei e orgogliosamente italiani», e che «l'Italia vuole tornare a far sorridere le famiglie» e che «rispettiamo tutti i vincoli, cosa che non fanno tutti gli Stati». Poi, per spiegare che in effetti un vincolo è violato, usa un argomento ripetuto spesso da Silvio Berlusconi quando era premier: «In Italia la ricchezza privata è molto superiore al debito pubblico», che in breve tempo è passato dal 120 a oltre il 130 per cento del Pil «per due motivi – dice -: perché il prodotto interno con la crisi è calato e perché abbiamo onorato alcuni impegni europei come il finanziamento del fondo salva-Stati». L'Ue però non ha più tempo per le parole e anche ieri, quando Renzi è già ripartito è arrivata una dichiarazione di José Manuel Barroso a SkyTg24 tagliata a misura per le pressioni italiane: «Non pensate che aumentando la spesa si ottenga la crescita – dice Barroso -. La cosa migliore per ottenere crescita è fare le riforme, per attrarre più investimenti e avere maggiore competitività. Con l'aumento della spesa sono tutti i contribuenti che pagano e questo non è il modo più intelligente» per far ripartire un Paese. Pesante. Renzi, sorridente, con un occhio alla campagna elettorale aveva appena finito di dire che «non c'è nessun rapporto conflittuale con le istituzioni europee, noi abbiamo grande fiducia e desiderio di investire sull'Europa», dove «non verremo mai con il cappello in mano». Il premier comunque sa bene che il tema per l'Italia non sono solo i conti, ma la possibilità di risanarsi davvero. «Il punto centrale sono le riforme – riconosce – e i tempi della loro realizzazione». E su questo, sottolinea, «abbiamo dato un'accelerazione evidente». Lo ha spiegato anche al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy in un incontro a due di primo mattino. Renzi tra poco più di tre mesi sarà il presidente di turno dell'Ue, fino alla fine dell'anno. «Il semestre europeo è molto importante e l'Italia ci può arrivare avendo molto da dire e da fare soltanto se prima sarà in grado di svolgere un gigantesco lavoro sulle riforme». Il programma lo ha pronto, e inevitabilmente ricalca le priorità di questi anni: «Dobbiamo essere sulla frontiera dell'innovazione – dice – del digitale e del cambiamento climatico, della crescita e della lotta alla disoccupazione». Renzi parla anche di Italia, cogliendo qualche spunto dalle domande dei giornalisti. Annuncia che il vertice sull'occupazione si farà a Torino e che il lavoro di Carlo Cottarelli, commissario per la spending review «è un buon punto di partenza, ma su alcune cose, come il contributo dei pensionati, non sono d'accordo». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA