Bufera su Infrastrutture lombarde
MILANO È bufera su "Infrastrutture lombarde", la controllata della Regione per la realizzazione di ospedali, scuole ma anche di Palazzo Lombardia e di lavori legati all'Expo con investimenti previsti per 11 miliardi. L'ex direttore generale, dimissionario ma ancora in carica, Antonio Rognoni è stato arrestato insieme ad altre 7 persone (sei ai domiciliari) per accuse (68 le imputazioni per fatti dal 2008 al 2012) che vanno a vario titolo dalla truffa, alla turbativa d'asta, al falso e, per tutti, l'associazione a delinquere. Uno degli appalti contestati riguarda proprio Expo: un affare da 1,2 milioni sugli incarichi di consulenza legali. Di un «clamoroso conflitto d'interessi» si parla invece per la realizzazione di Palazzo Lombardia. Rognoni, secondo il gip Andrea Ghinetti, sarebbe stato il «capo, promotore e organizzatore del sodalizio» tra gli otto indagati. Il responsabile dell'ufficio gare e appalti della Infrastrutture lombarde, Pier Paolo Perez, l'altro indagato finito in carcere, è indicato come «organizzatore del sodalizio», mentre Maurizio Malandra, direttore amministrativo della società, secondo il gip «assicurava l'emanazione degli atti amministrativi necessari per il raggiungimento degli scopi del sodalizio». Gli altri indagati, come Malandra ai domiciliari, Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio, Giorgia Romitelli (tutti avvocati) e Salvatore Primerano (ingegnere) «partecipavano, intervenendo nell'espletamento dei procedimenti di gara, redigendo e falsificando atti di delibera e contratti di assegnazione nonché beneficiando essi stessi, tra gli altri, di reiterati conferimenti di incarichi, con modalità collusive e fraudolente». Quella effettuata da Rognoni sarebbe stata un'«amministrazione a sfondo domestico» degli appalti, con incarichi assegnati ai professionisti, ha spiegato il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, «al di fuori di ogni regola», con gare «falsate e frazionate in maniera artificiosa».