Continua l'effetto Renzi sui sondaggi
di Maria Berlinguer wROMA Le liste del Pd per le Europee saranno pronte per il 29 marzo. I segretari regionali avranno tempo fino al 26 per presentare le loro proposte, poi sarà la direzione del 28 e 29 a dare il via libera definitivo alle candidature per Bruxelles. Per Renzi che ha confermato di non volersi candidare sarà il primo vero test elettorale, sia come segretario del partito sia come premier. E per il giovane premier sarà importante azzeccare candidature capaci di attirare gli elettori, visto quello delle Europee è un voto proporzionale e con le preferenze. «Le candidature le decideremo in direzione tenendo conto della necessità di rinnovare», ha detto Renzi. Questa volta però non è detto che l'ex rottamatore non decida di puntare anche su personaggi della vecchia guardia come Massimo D'Alema che anzi il premier potrebbe proporre come commissario Ue. «Per gli incarichi istituzionali dobbiamo presentare le nostre personalità più forti» ha detto Renzi a chi gli chiedeva se davvero pensasse di mandare in Europa l'ex avversario. La scelta di puntare su D'Alema potrebbe risultare strategica per pacificare le turbolenze interne ai democratici ma potrebbe essere una scelta giusta anche per allontanare da Roma l'ex premier. D'Alema, come lo stesso Renzi ha potuto verificare durante il congresso del Pse che si è tenuto a Roma, ha del resto ottimi rapporti con i leader socialisti europei e già oggi guida da Bruxelles tutte le fondazioni dei socialisti. «Si è chiusa una fase, perché Renzi ha vinto contro D'Alema e altri e anche lui si sente più libero di riconoscere il ruolo di D'Alema», spiega Antonio Bassolino. Anche senza il traino diretto di Renzi i sondaggi anticipano che un effetto Renzi ci sarà eccome sul voto. Il Pd, dopo l'annuncio del taglio dell'Irpef e dei fatidici 85 euro in più in busta paga, balza al 31,9, secondo il sondaggio Emg trasmesso da La7, ed è addirittura al 34,5% secondo Nicola Piepoli. La media la fa Sky che ieri ha inaugurato «La bussola dei sondaggi», che ci accompagnerà fino al 25 maggio, data del voto europeo. Il Pd è il primo partito con il 31,3 per cento. La partita delle candidature non sarà l'unica a impegnare i democratici nelle prossime settimane. Con la nascita del governo Renzi infatti mezza segreteria si è trasferita a palazzo Chigi, dunque il Pd dovrà rinnovare i suoi organismi interni. Per Renzi sarà l'occasione per provare una gestione unitaria con la minoranza democratica che è più divisa che mai e dove è messa in discussione anche la leadership di Gianni Cuperlo. «Dopo aver fatto cadere Letta dovevamo imporre la cogestione, invece siamo andati a rimorchio, servono facce nuove», avverte Elisa Simoni della minoranza. E proprio Enrico Letta è riapparso ieri a Montecitorio. «Sono venuto per ascoltare il discorso sull'Europa», ha spiegato ai cronisti aggiungendo che va «tutto bene, guardiamo avanti». Lo strappo avvenuto in direzione però non è stato dimenticato dall'ex premier. Come nel giorno delle fiducia al governo Letta non si è seduto nei banchi del Pd ma al banco riservato ai relatori delle commissioni. Nei giorni scorsi si è fatto il suo nome come possibile candidato del governo alla Nato. Ipotesi che per i lettiani non esiste. ©RIPRODUZIONE RISERVATA