Allarme pollini e allergie anticipate «Attenti ai sintomi»

di Anna Ghezzi wPAVIA Ballerine ai piedi, giacconi nell'armadio. E sugli alberi fiori e gemme. «Le allergie sono in anticipo, quest'anno – spiega Antonio Meriggi, nuovo primario della sezione di allergologia e immunologia clinica della fondazione Maugeri in occasione della giornata nazionale dei pollini di domani –. Tanta pioggia, un inverno mite e una stagione primaverile che già a fine febbraio ha fatto capolino sono il cocktail perfetto per la proliferazione dei pollini. Ormai il periodo delle allergie precede la primavera con i pollini di betulla e nocciolo, ontano e carpino, e arriva fino alla fine dell'estate e all'inizio dell'autunno con i pollini dell'ambrosia. In mezzo le graminacee – prosegue Meriggi – Con queste temperature miti la pollinazione è già in atto da settimane. E nelle pollinosi da alberi è frequente la sindrome orale allergica, che si manifesta quando gli allergici mangiano un certo tipo di frutta e verdura, soprattutto la mela ma anche pera, albicocca, ciliegia, mandorla, pesca, prugna, nocciola, noce, sedano, carota, finocchio, prezzemolo, patata, castagna, fragola, lampone, kiwi. Molti giovani appena ne mangiano accusano bruciore e prurito del cavo orale fino all'edema». Non solo starnuti, dunque, anche se la rinite allergica colpisce il 20% della popolazione e nella fascia tra i 10 e i vent'anni un pavese su tre ne soffre. «Il pericolo è confonderla con un comune raffreddore – prosegue Meriggi – Spesso si accompagna alla congiuntivite. I sintomi non vanno mai sottovalutati, basta fare test cutanei, o prick test, sono veloci. Solo in casi dubbi si può ricorrere a esami di secondo livello, più complessi come il dosaggio degli anticorpi IgE specifici». Lo scorso anno sono state effettuate alla Maugeri circa 5mila visite, di cui 3mila a pazienti con problemi respiratori. «Tra questi quasi 2mila soggetti si sono rivelati sensibilizzati ai pollini, con una tendenza generale in aumento – spiega Meriggi – In particolare sembra che l'inquinamento abbia aumentato l'aggressività degli allergeni, è come se fosse una difesa della pianta». «Per chi soffre di allergie ai pollini – spiega Carlo Biale, responsabile della stazione di monitoraggio aerobiologico – è importante sapere quali sono e dove sono le piante responsabili dell'allergia. I livelli di concentrazione di pollini aumentano con le temperature più calde che favoriscono le fioriture, ma anche la presenza di terreni agricoli o giardini abbandonati, dove la vegetazione cresce senza controllo sono fonte di pollini. Sapere qual è la situazione permette di adottare il comportamento più corretto. Contro l'ambrosia la buona notizia è che in molte aree di Lombardia e Piemonte di una specie neoartica di coleottero che se ne nutre causandone la defogliazione e quindi facendone diminuire, di fatto, i pollini».