La Crimea ha detto sì alla secessione
di Natalia Andreani wROMA La Crimea ha votato. E ha detto sì alla secessione dall' Ucraina. Un plebiscito di sì: il 93 per cento, secondo i primi exit poll diffusi, con un'affluenza alle urne che si è attestata al 75 per cento. E mentre l'Occidente ribadisce che il referendum è illegale e avverte che Mosca pagherà il conto, il ritorno della penisola in seno alla Grande madre Russia appare ormai cosa fatta. Franz Klintsevich, presidente della commissione Difesa della Duma, la camera bassa russa, ha annunciato che «entro la fine del mese saranno completate le procedure» per l'annessione della Crimea, alla luce dell'esito del referendum. Il procedimento inizierà tra 5 giorni, venerdì 21 marzo. E fino ad allora, secondo un accordo di tregua che sarebbe stato raggiunto ieri fra Kiev e il Cremlino, le forze russe non attaccheranno i soldati ucraini rimasti nelle basi in Crimea. Ma la situazione sul campo, dal punto di vista militare, resta tesissima. Ieri mattina le autorità ucraine hanno accusato Mosca di avere raddoppiato i militari in Crimea portandoli a 22mila unità, quasi il doppio del limite di 12.500 consentito dagli accordi per la flotta sul Mar Nero. «Questo è il nostro paese e noi non lo lasceremo», ha dichiarato il ministro della Difesa di Kiev, Ihor Tenyukh annunciando il ridispiegamento di truppe nelle regioni orientale e meridionale e l'ingresso di 40mila volontari nei ranghi della Guardia Nazionale istituita per rispondere alla crisi in Crimea. E poco più tardi, durante una riunione di governo, anche il premier ad interim Arseny Yatseniuk aveva usato parole dure contro gli indipendentisti della Crimea promettendo serie ritorsioni: «La terrà brucerà sotto i loro piedi. Lo Stato ucraino troverà tutti gli istigatori del separatismo e quelle divisioni che hanno trovato riparo dietro i militari russi. Entro uno o due anni li troveremo e li giudicheremo», ha detto Yatseniuk. Ma quello di ieri è stato il giorno di Putin che in Crimea è stato festeggiato come una star. In piazza Nahimov a Sebastopoli, in un tripudio di bandiere russe e sulle note dell'inno di Mosca, la festa è scattata mentre ancora si contavano le schede. «Siamo tornati a casa», «Russia ti amo», ha gridato la folla scesa per le strade. Con il Parlamento di Sinferopoli pronto ad annunciare che a partire da aprile gli stipendi e pensioni in Crimea saranno pagati «in rubli russi» e non più nell'ucraina grivnia. A seggi ancora aperti, il signore del Cremlino ha dato la sua benedizione: Mosca accetterà l'esito della consultazione, in parole povere un "benvenuti" in Russia. Il presidente ha conversato con la cancelliera Angela Merkel, con la quale è in piedi una trattativa per dare luce verde a una missione «su vasta scala» degli osservatori Osce, che per più giorni sono stati bloccati alla frontiera settentrionale della Crimea. Merkel ha condannato la presenza delle truppe russe nell'area di Kherson, ultima città ucraina prima del cancello di ingresso in Crimea. Così come il segretario di Stato Usa John Kerry, al telefono con l'omologo russo Sergei Lavrov, ha detto basta alle «continue provocazioni» militari russe nell'est ucraino e nelle zone contigue alla Crimea. Nonostante le minacce economiche dell'Occidente Putin per ora si gode il trionfo. Ieri lo ha festeggiato partecipando col premier Medvedev alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Sochi, la città sul che avrebbe dovuto ospitare la prossima riunione del G8. ©RIPRODUZIONE RISERVATA