In cinquantamila alla marcia per la pace
MOSCA «Russia e Ucraina senza Putin»: è uno degli slogan della manifestazione pacifista che ha invaso ieri il centro di Mosca alla vigilia del referendum in Crimea per la sua annessione all'ex madre patria. È la prima del genere dall'inizio della crisi ucraina. Ed è stata regolarmente autorizzata, nonostante una propaganda e una censura in stile sovietico abbiano finora imbavagliato ogni forma di dissenso. «Forse Putin voleva far vedere che eravamo quattro gatti, e invece eccoci qui in tanti, contro la sua politica imperialista che rischia di isolarci dal mondo», osserva Anton, giovane ingegnere informatico che sventola la bandiera ucraina. In effetti sono tanti, oltre 50 mila dicono gli organizzatori, ossia partiti e movimenti dell'eterogenea opposizione extraparlamentare. Ma se anche fossero un pò meno, come sembra, il successo di oggi non è una questione solo di numeri: «in piazza sono tornati lo spirito e la gente delle proteste anti Putin dopo il suo ritorno al Cremlino», sottolinea Anna, 45 anni, una professoressa di storia. E la gente si è mobilitata anche in assenza dei suoi leader più carismatici, Alexiei Navalni e Serghiei Udaltsov, entrambi agli arresti domiciliari. Ci sono anziani in colbacco, studenti, giovani coppie, professionisti, famiglie con bambini che tengono in mano palloncini giallo e blu, i colori della bandiera ucraina che nel corteo sventola fraternamente accanto a quella russa. Ci sono anche le bandiere bianco e azzurre del partito del Progresso di Navalni, quelle arancioni di Solidarnost, quelle arcobaleno. E pure le bandiere nere dei nazionalisti contro l'imperialismo. «No alla guerra», «Giù le mani dall'Ucraina», «Ucraina siamo con te», «Putin hai paura del Maidan», si grida. Tutti ascoltano pazientemente il comizio: l'ex premier Boris Nemtsov che evoca gli effetti delle sanzioni occidentali («aumento dei prezzi, disoccupazione, povertà, è questo che vogliamo?»), la rockstar Andrei Makarevich che spiega di essere qui «perché non voglio svegliarmi domani in un Paese in stato di guerra». Applausi anche per le Pussy Riot. «Qui vedo l'altra Russia in cui voglio vivere», arringa Nadezhda Tolokonnikova mentre Maria Aliokhina, bandiera russa in mano, si chiede «come può essere legittimo un referendum sotto la minaccia delle armi?». Come sempre, gli attivisti filo Putin hanno organizzato una contro manifestazione in piazza della rivoluzione, con non più di 10.000 persone: «il Maidan qui non passerà», era lo slogan di una folla divisa militarmente in plotoni, con giacca a vento rossa e sul retro disegnati i confini dell'ex Urss con la scritta «CCCP 2.0», metafora informatica di una nuova Unione Sovietica: quella che forse sogna ancora Putin.