Dagli uffici del Mezzabarba a cercar notizie in piazza

Erano circa le ore nove di quella indimenticabile mattina del 17 marzo 1989. Io mi trovavo nell'ufficio dell'allora dirigente dell'Ufficio demografico del Comune di Pavia, Luigino Maggi, quando squillò il telefono e subito lessi nell'espressione del dirigente, che aveva risposto alla chiamata, che qualche cosa di grave era accaduto. Con il ricevitore ancora tra le mani esclamò: "Va', ti cercano: è caduta la torre civica"! In quel tempo ero addetto, con la signora Mariella Sias, alla segreteria del sindaco Sandro Bruni, quindi ritenni opportuno correre in piazza Duomo per rendermi conto di ciò che realmente era accaduto per poi rendicontare al Sindaco. Il mio pensiero allora era ben lontano dall'immaginare un disastro di quelle dimensioni, pensavo a una semplice sgretolamento del vetusto intonaco della parte superiore della torre adiacente la cella campanaria, che riversandosi sulla piazza sottostante poteva aver destato preoccupazione nei passanti. Giunto sul portone di palazzo Mezzabarba, mi sento chiamare del segretario generale, dott. Nicolino Restifo, che scendeva di corsa lo scalone gentilizio e mi invitava a seguirlo in piazza Duomo. Percorremmo, quasi di corsa, corso Mazzini e piazza della Vittoria, così arrivammo davanti al Broletto, sull'angolo di via Omodeo, dove ci rendemmo conto terrificati della gravità della situazione. La torre civica non c'era più, una quantità indescrivibile di macerie ostruiva la stretta via, ancora avvolta da una nuvola di polvere rossastra. Ci guardammo reciprocamente, senza proferire parola, tanto fosco e spaventoso era lo spettacolo che si presentava ai nostri occhi. Quindi, recuperata la lucidità, raccogliemmo le notizie circa le eventuali vittime, allora non ancora accertate, e l'entità dei danni provocati al Duomo, alla piazza ed alle adiacenti abitazioni. Fummo informati che i fratelli Vittadini, titolari del calzaturificio di via Omodeo, si erano messi in salvo fuggendo alle prime avvisaglie del crollo, mentre il barbiere La Spada, rimasto bloccato nel negozio con un cliente, stava per essere estratto dalle macerie, praticamente incolume, da un foro praticato sul retro del negozio mentre poco rassicuranti furono le notizie circa la sorte dell'edicolante Pia Comaschi (purtroppo risultate veritiere). Infine, ancora increduli e attoniti, visto che sul posto erano già prontamente intervenuti i primi soccorsi (vigili del fuoco, vigili urbani e volontari della protezione civile), ritornammo in Comune, ognuno per le proprie competenze, ci mettemmo a disposizione al fine di contribuire ad attuare le opere di soccorso. Mario Grazioli Quel giorno mi trovavo per il mio lavoro in una grande centrale telefonica di Pavia, ancora con tecnica "analogica". Improvvisamente ho sentito un notevole aumento del traffico telefonico con un gran rumore, dovuto al grande aumento del numero delle telefonate. Franco Grossi Dovevo effettuare una consegna alla piccola profumeria proprio in piazza del Duomo, rimasi bloccato a lungo sul ponte della Libertà e tra gli automobilisti fermi in coda si parlava del crollo della torre, da quel punto si vedeva benissimo il Duomo e la torre non c'era più, ero davvero incredulo. Roberto Lodi Ero lì a vedere perchè Barbara era proprio sotto la torre... una scena impressionante, un dolore immenso. Sandro Bulla