Quella nuvola sinistra che rievocava la guerra

Abitavo in Borgo Basso e la visuale del Duomo e la torre era evidente. Avvisato da mia moglie che tornava da prendere il pane, ho visto un pennacchio di polvere a ovest del Duomo, assomigliava alla polvere fumogena che lasciavano i bombardamenti. Per curiosità mi sono subito recato in centro e mi sono affacciato a quella che i pavesi una volta chiamavano piazza piccola, ovvero piazza del Duomo, da via Liguri. Mi si è presentato davanti agli occhi uno spettacolo terrificante. La torre civica era caduta, la piazza era un cumulo di macerie. Era tutto transennato e un gran via vai di persone addette al pronto soccorso e si cominciò a valutare le ragioni della caduta. E con i primi scavi se c'erano morti e feriti. Abbiamo saputo in seguito che ci sono stati quattro morti: la giornalaia, che è rimasta sotto, si diceva, perché quando ha visto cadere i primi mattoni è andata a telefonare ai vigili del fuoco; il sig. Giulio, proprietario del ristorante Regisole, che era nel negozio del barbiere, quest'ultimo miracolosamente scampato. E mancavano all'appello due signorine che passeggiavano nella via a guardare le vetrine, per attendere l'ora di prendere servizio. "La Provincia pavese" scrisse a lungo sulla storia della torre e sulle cause della caduta. Osservando il moncone rimasto si vede che la base sostenuta da blocchi di granito è intatta, c'è stata invece una fuoruscita di mattoni che con gli anni hanno perso la consistenza. Prima del cemento si usavano per le costruzioni la calce mista a sabbia, questa malta con l'umidità e i piccioni che la peluccano perde rigidità, e in più la torre aveva due muri intercapedine con dentro materiale sassoso mobile. Fra l'altro la prima costruzione è stata appesantita e abbellita dalla cella campanaria rinascimentale, progettata dall'architetto Pellegrino Tibaldi che era anche il progettista del Collegio Borromeo. Forse bisognava anche monitorarla dopo lo scossone preso la sera del tornado dell'agosto 1988, pochi mesi prima. "A guardà ben la cupula dal Dom / s'è vist agh gh'er pü la Tur / cl'ha fat da sentinèla a tüti ur / par tüti an cl'è stata 'n pé /alta, grosa fata 'd sas e quadré" Rino Zucca