«Farcopa, negligenza senza truffa»

PAVIA «L'impiegata aveva perso il controllo della situazione» e le alterazioni della contabilità dovevano forse servire a «mascherare le inefficienze». Ma non ci sono prove di una truffa portata a compimento in maniera consapevole ai danni della Farcopa. Con questo ragionamento il giudice Cesare Beretta ha motivato la sentenza di assoluzione per gli amministratori della cooperativa di farmaci di via Pollack e per gli stessi farmacisti. Il giudice aveva pronunciato, al termine del processo, un verdetto di condanna solo per Silvia Tognoli, l'impiegata di Pavia che si occupava della contabilità della cooperativa, da cui era emerso un ammanco milionario. La donna era stata assolta dall'accusa di truffa, ma aveva riportato una condanna per appropriazione indebita a un anno e 4 mesi. La contestazione riguardava l'incasso di due assegni, nel 2007, per 17mila euro. Erano stati assolti anche Alessandro Manelli, direttore di Farcopa negli anni tra il 2006 e il 2007, i farmacisti Rosa Parisio di Marzano e Monica Sinistri, entrambe farmaciste a Pavia, Gabriella Cusaro di Landriano, Piercarlo Manelli e anche Pietro Santagostino, a cui veniva contestato un debito di 6 milioni di euro e per il quale il pm aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi. Per il giudice Manelli non avrebbe avuto alcun ruolo «nell'inquinamento della contabilità» di Farcopa, con cui sarebbe stato realizzato un sofisticato ingranaggio di debiti (da parte di farmacisti che avrebbero ricevuto le medicine dalla cooperativa, senza pagarle) e di crediti, e neppure avrebbe potuto accorgersi «dell'esistenza di circostanze finalizzate all'inganno». Anche i farmacisti vanno assolti, perché secondo Beretta «non hanno istigato l'impiegata ad alterare la contabilità della società», con cui non sarebbe stato stretto «alcun accordo». La gestione confusa della contabilità sarebbe sfuggita anche agli organi di controllo della cooperativa, in primis il collegio sindacale. Una cecità che, secondo il giudice, «lascia attoniti». E ancora, si legge nelle motivazioni, «rimane incredibile che un'opera di mistificazione e falsità come quella ricostruita sia opera di una persona sola e per così tanto tempo». (m. fio.)