«Vogliamo una guardia al pronto soccorso»

di Anna Ghezzi wPAVIA Il 17 dicembre, quando il pronto soccorso ha traslocato al nuovo Dea, per loro c'era solo una scrivania, dentro la sala d'attesa. Ora, da una settimana, le impiegate dell'ufficio informazioni e ticket sono nel "gabbiotto" accanto ai bagni: alluminio e vetro, dentro ci sono due scrivanie, due pc collegati a quelli del pronto soccorso per informare i parenti dei pazienti di cosa accade dietro la porta scorrevole che li separa dai loro cari, il pos per i ticket e una stufetta. Spenta, perché «manca una presa d'aria e non si respira», spiega una delle donne che lì lavorano su due turni, dalle 7 alle 21. «Vogliamo una guardia, siamo in prima linea», dicono. Il problema della sicurezza in pronto soccorso non riguarda solo il San Matteo, se ne sta occupando anche il consiglio regionale. «I problemi di sicurezza riguardano soprattutto i punti di Pavia, Vigevano e Voghera che hanno l'utenza maggiore. Gli operatori sono in prima linea: a Vigevano e Voghera è attivo un servizio di portierato sera e festivi, se c'è qualcosa di grande si chiama il 113. La guardia è solo un buon deterrente». A Pavia gli agenti di sicurezza esterni girano pomeriggio e notte, di giorno ci sono i volontari dell'associazione dei carabinieri in congedo, che danno il loro contributo. «I pronto soccorso sono da sempre un punto sensibile – fanno sapere tramite una nota dalla direzione della Fondazione San Matteo – Anche quello del nostro policlinico lo è. Lo era nello stesso modo prima del Dea. Abbiamo trovato la migliore soluzione possibile con gli spazi a disposizione». Le dipendenti dell'ufficio informazioni raccontano di insulti e sputi: «Quando avevamo solo la scrivania in mezzo alla sala d'attesa, nei momenti di maggiore affollamento e tensione è capitato che ci insultassero e ci sputassero – raccontano – Questo mini gabbiotto non è una soluzione, non riusciamo a respirare a meno di non tenere la porta aperta, che impedisce l'apertura di quella del bagno». Dentro è ovattato: non ci sono i microfoni sui vetri e si capisce a stento quello che chiedono da fuori. Loro pregano di ripetere. «Ci picchiano sui vetri – dice una delle lavoratrici – . Abbiamo paura, spresto dovremo ritirare i contanti dei ticket: non ci sono doppi vetri e la porta si apre come niente». Il posto di polizia, infatti, è rimasto nel vecchio pronto soccorso. E solo lunedì sera le guardie sono state chiamate tre volte.