UN COCKTAIL CHE PIACE A TUTTI

di VITTORIO EMILIANI Se, ai suoi dì, Berlusconi avesse tenuto una conferenza-show come quella di Renzi, gran parte della stampa l'avrebbe probabilmente definito un tele-venditore. Invece no. Soltanto Brunetta è stato acidissimo nei confronti del giovane premier. Al di là dei toni, Matteo Renzi ha messo in campo, fra annunci e proposte, un programma capace, miracolosamente, di avere il consenso di Marchionne e (con qualche sfumatura di dissenso) della stessa Camusso, di Alfano e della minoranza del Pd, persino di Vendola. Tanto che diventa assai più difficile, a questo punto, tentare di riformare al Senato quei punti dell'Italicum - parità di genere e liste di "nominati" per corte che siano - che non piacciono, per molte e serie ragioni (anche costituzionali) alla minoranza del Pd, al Ncd e a Sel. Il cocktail servito ieri dal presidente del Consiglio è quindi ben dosato, fra misure "di sinistra" (la maggior tassazione sulle rendite finanziarie) e misure "di destra", mentre il taglio dell'Irpef viene "interpretato" in modi diversi anche perché compensato da una sforbiciata sull'Irap. Alfano lo saluta come il tanto sospirato taglio delle tasse. Il sindacato come una misura sociale, anche se il segretario della Cgil invita il governo a non fissare troppo in basso l'asticella delle "pensioni d'argento" da cui effettuare un prelievo di solidarietà. Fra l'altro già bocciato dalla Corte costituzionale. Come si vede, partendo dallo spettacolo, si finisce ogni volta per entrare nel merito, nella sostanza, nella "polpa" del discorso renziano. Ieri la Bce ha subito provveduto a ricordare, gelidamente, che l'Italia deve ridurre il debito pubblico ed avere un pareggio strutturale di bilancio. È uno degli errori (Renzi si morderà giustamente le mani) commessi dal governo Monti che, con lo spirito del primo della classe, volle inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione. Una catena in più. Renzi tuttavia insisterà nel chiedere a frau Merkel di poter portare la soglia del rapporto deficit-Pil dal 2,6 al 3%, onde avere ossigeno per rianimare la depressa economia italiana. Potrà avere successo soltanto se presenterà il piano di sviluppo da far "respirare" con quell'ossigeno. Del resto, lo ha ricordato Romano Prodi, al tempo Commissario Ue, quando si adottò la soglia del 3%, furono Germania e Francia a chiedere di poterla sforare e venne loro concesso dialogando sui programmi di rilancio e non solo in base a meri calcoli ragionieristici. Anche sulle cifre realmente ottenibili dalla spending review ci sono opinioni diverse, temo, fra il governo e il "tagliatore" Carlo Cottarelli. Delrio ha parlato ieri addirittura di 32 miliardi di taglio alla spesa pubblica improduttiva in tre soli anni. Ma aveva anche annunciato in tv che il conflitto di interessi sarebbe stato fra gli impegni prossimi di governo e però, alla prima occasione, ha, coi suoi, svicolato subito. Altrimenti l'asse col Cavaliere andava in frantumi: altro che quote rosa o liste bloccate, lì ci sono i "danèe" veri della famiglia, non scherziamo. Attendiamo dunque di vedere le cifre squadernate, voce per voce. La politica in Italia continua ad essere fatta prevalentemente di attese. Anche a causa del modo lento e tortuoso di lavorare del Parlamento. Renzi punta tutto (altrimenti, dice, si ritirerà dalla politica) sulla sostanziale cancellazione del Senato, ma una legge costituzionale, si sa, ha tempi lunghi nel doppio passaggio per ogni Camera. «Indietro non si torna», è l'energico slogan di un presidente che, con iniezioni di fiducia volitiva e alcune prime misure tonificanti, ha anche l'obiettivo non secondario di ottenere un successo alle ormai prossime elezioni europee parando le pulsioni anti-europeiste. Angela Merkel - che deve ora governare con la Spd di Martin Schulz- non può non tenerne conto pure lei. Ma non si sa mai. ©RIPRODUZIONE RISERVATA