«Spiego ai ragazzi come evitare la trappola alcol»
PAVIA «La mia esperienza personale vissuta al fianco di tanti ragazzi ridotti male per aver bevuto troppo è stata in alcuni casi così traumatizzante che mi ha fatto capire l'importanza di trasmetterla ai giovani, per farli partecipi dei rischi che si corrono quando si esagera con l'alcol». E' così che il professor Luigi Rainero Fassati – chirurgo esperto nei trapianti di fegato, da anni impegnato nelle scuole nella lotta contro l'alcol – spiega la sua decisione di scrivere il libro "Mal d'alcol. Per non cadere nella trappola delle dipendenze" (Salani), che oggi alle 17 presenterà al Collegio S. Caterina da Siena, via S. Martino 17, Pavia. Attraverso due storie esemplari, il medico-scrittore fornisce indicazioni su come riconoscere, combattere ed evitare la dipendenza dall'alcol. «Con l'alcol non si scherza – dice Fassati, oggi direttore scientifico dell'Associazione italiana per la prevenzione dell'epatite virale – Per farlo capire ho iniziato a girare le scuole medie superiori di Milano e della provincia e ora ho deciso di metterlo anche nero su bianco, raccontando i casi clinici di due giovani alcolisti». Qual è il fascino ingannevole dell'alcol? «Tre sono le ragioni fondamentali per cui siamo arrivati all'alcolismo diffuso tra i giovani. La prima è che bevendo, ci si sente parte del gruppo, del branco, che in quanto tale impone delle leggi a cui non si può venir meno. Se il sabato sera tutti bevono, è difficile sottrarsi. La seconda ragione è un disagio giovanile importante, che affonda le sue radici nella mancanza di lavoro e prospettive e dove il bere aiuta a sentirsi più allegri e vitali. Il terzo motivo, importante ma molto sottovalutato, è la famiglia. Molti ragazzi non sono seguiti, tornano alle due di notte e nessuno si preoccupa del fatto che il loro fiato puzzi di alcol. E' qui che il problema dell'alcol si verifica nel 35-40% dei casi, mentre nelle famiglie più attente si scende al 4-5%». Quali sono i limiti ragionevoli dell'alcol? «I giovani hanno uno svantaggio: l'enzima che riesce a distruggere l'alcol, nei giovani e nelle donne, è presente in misura dimezzata rispetto all'uomo adulto, quindi il danno dell'alcol è comunque maggiore. E' chiaro che non bisogna demonizzare l'alcol: finché si parla di una o due birre al sabato sera, o di uno o due bicchieri di vino siamo in limiti ragionevoli. Oltre questo limite parliamo già di eccesso». Qual è la fascia o il ceto più a rischio? «Come fascia d'età l'allarme maggiore è tra i 15 e i 19 anni. Il ceto sociale invece non è molto importante, l'alcolismo è una piaga trasversale. A contare molto sono, appunto, la famiglia e le compagnie». Come si può prevenire l'abuso di alcol nei giovani? «Io vado a parlare nelle scuole, cominciando dalla prima media e arrivando all'ultimo anno di liceo. Ma formare i ragazzi non basta, bisogna formare e informare anche i genitori, che devono capire che la droga non è l'unico rischio per i figli». Marta Pizzocaro