«Casa inagibile, ma pago ancora il mutuo»
LANDRIANO C'è una crepa in mezzo alla parete della casa, si apre verso il basso. E sulla sinistra della facciata il tetto si è infossato: il tribunale di Pavia ha dato ragione alle tre famiglie che nel 2009 hanno dovuto abbandonare le loro case riconoscendo che l'edificio è ceduto a causa degli scavi molto profondi e dei lavori di costruzione dei box della palazzina vicina. E ha condannato la ditta a pagare: «Ma noi non abbiamo ancora ricevuto un soldo», spiega Capo Thoma. Il tribunale ha condannato in solido le ditte Ormac srl e Merula sas a pagare 23332 euro a titolo di risarcimento del danno per l'impossibilità di utilizzare gli immobili di proprietà delle tre famiglie e 11660 per i danni arrecati agli immobili. Nella casa abitavano tre famiglie. Nel 2009 hanno cominciato a costruire nell'appezzamento retrostante, e durante gli scavi dei box la palazzina, che si trova in via San Quirico, dentro un cortile, ha ceduto. Era il 14 gennaio del 2009. Un cedimento che non si può riparare, il sindaco ha fatto un'ordinanza, tre famiglie si sono ritrovate per strada. «Da allora vivo a Torrevecchia Pia – spiega Capo Thoma, originario dell'Albania, in Italia da trent'anni –. Sono ospite con la mia famiglia e mia figlia, di 16 anni dal figlio più grande. Io non sono mai diventato ricco, avevo comprato la casa nel 2001 con tanti sacrifici, a 82mila euro, con un mutuo della banca. Ora sto ancora pagando le rate del mutuo, 450 euro al mese, ma non posso usarla. C'è un'ordinanza del sindaco. E ricordo ancora quando si è aperta la crepa, ed è crollato un pezzo del pian terreno». A peggiorare la situazione il fatto che dal 2010 l'azienda per cui lavorava, una ditta metalmeccanica del milanese, ha messo gli operai in cassa integrazione e da luglio scorso è scattata la mobilità. Nel cortile contro la palazzina gialla ci sono ammassati tutti i materiali edili dei cantieri in corso: i vicini del conodminio stanno rifacendo il tetto, vorrebbero che Thoma e gli altri sfollati pagassero lòa loro parte, «perché fanno parte del condominio», come dice un vicino. Anche se lì non ci possono più abitare. «Finora non hanno ricevuto nulla, probabilmente dovremo mettere in esecuzione la sentenza – spiega l'avvocato Anna Marangoni che difende le tre famiglie – noi avevamo chiamato in garanzia l'assicurazione, ma il giudice ha ritenuto che essa non dovesse rispondere perché quanto accaduto non rientrava nelle clausole di garanzia. @anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA