«Per ora ci sono i titoli»
di Andrea Di Stefano wMILANO «A prima vista sembra un nuovo contratto con gli italiani. Molto interessante, perché ci sono dei contenuti in alcuni casi anche molto precisi come la scadenza del primo maggio per il cuneo fiscale, ma per il resto mi ha dato l'impressione di titoli di un Power Point»: Tito Boeri, fondatore del sito Lavoce.info e uno degli economisti italiani più impegnati nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, è piuttosto freddo. Professore, però il jobs act sembra partito o ci sbagliamo? «Sì diciamo che è partita la bicicletta che ci porterà alla stazione dove potremo prendere un treno ad alta velocità. Francamente la scelta di consegnare al disegno di legge di delega al governo le parti più consistenti degli interventi mi sembra destinata ad allungare i tempi in un modo che rischia di posticipare gli effetti di parecchio. Per esempio il contratto a tutele progressive dov'è finito? Quando vedrà la luce? Tra sei-nove mesi se l'iter parlamentare sarà veloce?» C'è però anche un decreto legge. Qual è il suo giudizio? «Utilissimo. Avevamo bisogno di un intervento che risolvesse il problema dei contratti a termine che avevamo evidenziato da subito che rappresentava una norma tagliola dell'occupazione, soprattutto in una fase di grande crisi del sistema economico. Ma un po' di coraggio in più non avrebbe guastato se si voleva effettivamente ottenere la scossa preannunciata dal presidente del Consiglio in questi ultimi giorni. Anche sull'apprendistato siamo ai pannicelli caldi rispetto alle aspettitive» Sul cuneo il provvedimento però c'è e sarà effettivo dal primo maggio. «È la parte migliore del contratto con gli italiani: ci sono numeri, dettagli e date. Rimango invece in attesa di capire davvero dove saranno reperite le risorse. Ricondurre quasi tutto lo stanziamento alla spending review non mi sembra per nulla un intervento chiaro e soprattutto certo. Qui bisogna sapere quali capitoli di spesa, come, con quali verifiche intermedie. Se il commissario Cottarelli ha più volte ribadito che tre miliardi erano la cifra più attendibile perché saliamo a 7 miliardi solo nel 2014? Come vede alle sue domande dopo gli annunci del governo viene da rispondere con una raffica di altre domande» Entriamo nel merito di alcuni punti del disegno di legge delega. La riforma degli ammortizzatori e il salario minimo sono novità rilevanti non trova? «Certo, ma ne parliamo oramai da settimane. Mi aspettavo un provvedimento con una quindicina di articoli, pochi commi e chiari riferimenti alle risorse: quante, con quali coperture e con le prospettive a tre-cinque anni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA