L'azienda riapre dopo la sparatoria

VOGHERA E' stata dissequestrata ieri mattina l'area della «Industria vogherese budella e affini», in via Claudio Crescente. La ditta ha quindi potuto riprendere l'attività. Il capannone appartiene a Emilio Croce, il vogherese di 67 anni che venerdì notte ha esploso una quindicina di colpi di pistola contro sette uomini che probabilmente volevano compiere un furto nella sua azienda. Croce attualmente è indagato per tentato omicidio e non ha risposto alle domande dei carabinieri. Per il momento non è stato neppure interrogato dal sostituto procuratore Paolo Mazza. Anche il suo avvocato, Monica Marchini di Pavia, preferisce non rilasciare dichiarazioni sull'accaduto o parlare della linea difensiva. La posizione dell'imprenditore vogherese appare però abbastanza critica. Al momento della sparatoria, infatti, gli uomini che si trovavano nel cortile della ditta non avevano ancora compiuto alcun reato. La violazione di domicilio viene perseguita in base a una querela di parte, che Croce non ha presentato. E comunque quel corridoio tra strada Frassolo e via Crescente non era recintato nè all'inizio nè alla fine. Chiudendosi nel silenzio, Croce ha reso impossibile per i carabinieri anche solo ipotizzare che i sette sconosciuti fossero lì per rubare. Intanto non parla G.M.F., il romeno 41enne ferito da Croce e ricoverato in ortopedia a Voghera. Al Niguarda di Milano è stato operato un albanese di 23 anni che la notte del raid di Voghera è stato abbandonato su una strada da alcuni sconosciuti: aveva una pallottola nella schiena. Anche lui, come da copione, si è rifiutato di spiegare ai carabinieri come era stato ferito e da chi. E' probabile che anche lui sia stato ferito da Croce: la certezza arriverà solo quando il proiettile estratto dalla schiena sarà analizzato e confrontato con i bossoli recuperati dalla scientifica in via Claudio Crescente. Gli inquirenti sanno bene che i sette uomini erano lì per svaligiare la ditta di Croce, ma allo stato attuale delle indagini non hanno in mano nulla che gli permetta di incriminarli. (p.fiz.)