Pedoporno, scarcerato l'allenatore di Marcignago
di Maria Fiore wMARCIGNAGO Le indagini vanno avanti e l'accusa nei suoi confronti rimane, ma almeno il giovane non resterà in carcere. Il giudice, lo stesso che aveva firmato l'arresto, ha accolto la richiesta di concedere i domiciliari ad Alberto Broglia, il 24enne di Marcignago, calciatore e allenatore, accusato di produzione di materiale pedopornografico. Il ragazzo – che torna dunque a casa, a Marcignago, dopo due mesi di detenzione – era stato arrestato il 10 gennaio su richiesta della procura di Milano, dopo un anno e mezzo di indagini. Contro di lui ci sarebbero alcuni sms, foto e filmati scambiati con un ragazzino di 14 anni che frequentava gli allenamenti all'Accademia pavese, dove il 24enne ha giocato per anni e dove, fino all'anno scorso, aveva anche l'incarico di allenatore per il settore giovanile. I domiciliari erano stati negati, in un primo momento, dai giudici del Riesame (è pendente per questo anche un ricorso in Cassazione), che avevano ritenuto che l'indagato potesse commettere di nuovo il reato. Nelle motivazioni del Riesame veniva addirittura sottolineata la possibilità che il giovane potesse procurarsi un altro computer, o comunque una chiavetta internet, per comunicare con altri minori. Cosa è cambiato nel frattempo? Secondo il giudice sarebbero venute meno le esigenze cautelari, anche perché il giovane avrebbe dato la sua disponibilità ad avviare un eventuale percorso con uno psicologo. «Questo non equivale in nessun modo a un riconoscimento di responsabilità – precisa l'avvocato del ragazzo, Paolo Gargioni di Milano –. Indica solo che c'è la massima collaborazione con i magistrati, affinchè possa essere fatta finalmente chiarezza sulla vicenda. Noi contestiamo le accuse, e quindi è nostro interesse arrivare alla verità». La difesa, quindi, dopo avere incassato una vittoria sulla scarcerazione, annuncia battaglia anche sulle accuse che vengono rivolte al ragazzo. Accuse che fanno seguito a una denuncia presentata, nel 2012, dal genitore della presunta vittima, che aveva trovato alcuni sms e filmati sospetti sul telefonino del figlio. Erano quindi partite le verifiche dei poliziotti della squadra mobile: in base alle indagini il giovane allenatore avrebbe chiesto al ragazzino l'invio di alcune foto, che lo ritraevano in atteggiamenti intimi, ma avrebbe anche fatto scatti di sua iniziativa, dopo gli allenamenti. Le immagini e i messaggi sarebbero stati scambiati attraverso facebook e un altro social network e secondo l'inchiesta avrebbero coinvolto anche altri ragazzi minorenni. Le indagini dell'ufficio minori della questura di Pavia, che lavora a stretto contatto con la procura di Milano, sono ancora in corso. Le accuse nei confronti del giovane sono quindi ancora tutte da dimostrare, ma il materiale e le testimonianze raccolti dalla polizia erano bastati al magistrato a chiedere e ottenere l'arresto. La difesa aveva contestato, tra le altre cose, anche i tempi con cui era arrivato il provvedimento di arresto, dopo un anno e mezzo di indagine. Un elemento che, ad avviso del difensore, faceva crollare il presupposto della pericolosità sociale. Per questo, dopo il «no» del Riesame, il legale aveva fatto ricorso in Cassazione. Ma è arrivata prima la decisione del gip, che ha accolto la richiesta di domiciliari.