Ora rischia l'accusa di tentato omicidio
di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Ha sparato una quindicina di colpi nel buio della notte, contro gli sconosciuti che erano penetrati nella sua proprietà. Uno degli intrusi è stramazzato a terra, con l'osso della gamba destra spezzato da un proiettile; gli altri sei sono riusciti a scappare. E' accaduto venerdì sera, alle 21.45, in via Claudio Crescente, una traversa di via Nenni, nella zona industriale di Voghera. A sparare è stato Emilio Croce, 67 anni, uno degli imprenditori più conosciuti di Voghera: è il titolare della «Industria vogherese budella e affini», che rifornisce l'industria e l'artigianato degli insaccati. Prima è stato titolare di un negozio di attrezzature sportive e materiale per subacquei in piazza Gabetta a Voghera. Il ferito è G.M.F. un romeno di 41 anni, un nomade che di solito vive nella zona di Lodi. Ora è ricoverato nel reparto di ortopedia e traumatologia di Voghera, sorvegliato dai carabinieri. Per il momento non è stato preso alcun provvedimento legale: nè nei confronti del romeno, nè nei confronti di Croce. Tra le ipotesi c'è quella che il vogherese venga indagato per tentato omicidio o per eccesso di legittima difesa. Difficilmente invece G.M.F. avrà problemi con la giustizia: al momento in cui è stato ferito, infatti, non aveva ancora commesso alcun reato, e proprio per questo non sono state rese note le sue generalità. Pesa anche il fatto che il 41enne non ha precedenti penali, e che il ferimento non è avvenuto all'interno del capannone ma all'esterno. «In pratica - fanno capire gli inquirenti - non si può fare il processo alle intenzioni». Ecco la prima ricostruzione dei fatti, in attesa della conferma: Croce infatti non è stato ancora interrogato dal sostituto procuratore Paolo Mazza di Pavia. Il ferito, invece, parla solo romeno e i carabinieri per interrogarlo devono prima trovare un interprete. Venerdì alle 21 Emilio Croce riceve sul telefono di casa una chiamata automatica dal sistema di allarme dell'azienda. L'impianto segnala un tentativo di intrusione nel capannone della ditta, in via Claudio Crescente. Emilio Croce, che ha già subito diversi furti in azienda, si riveste in fretta e furia, prende le sue due pistole e accorre nel capannone. Quando arriva Croce disattiva l'allarme, che però scatta di nuovo: evidentemente c'è qualcuno nel raggio di azione dei sensori. L'imprenditore si nasconde nell'ombra e vede così due uomini arrivare dalla parte di strada Frassolo, dietro l'azienda. Poco dopo si ferma un'altra grossa auto, da cui scendono altri cinque uomini. Emilio Croce rimane nascosto, ma poco dopo uno degli intrusi lo vede e gli urla qualcosa. Vistosi scoperto e circondato, l'imprenditore impugna le armi e spara: tutto il caricatore di una pistola semiautomatica Hechkler & Koch e un colpo di una pistola a tamburo Smith & Wesson. In tutto vengono esplosi una quindicina di colpi. Nel buio si sente un urlo: uno dei presunti ladri è stato colpito da una pallottola a una gamba. Gli altri lo abbandonano e scappano. A dare l'allarme, chiamando i carabinieri e il 118, è Croce. L'imprenditore ha un regolare porto d'armi e le pistole erano denunciate. Dopo l'accaduto sono state messe sotto sequestro. I carabinieri hanno subito diramato una segnalazione a tutti i comandi della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e dell'Emilia Romagna. I carabinieri di Alessandria hanno fermato un'auto con a bordo sei romeni; altri romeni sospetti sono stati invece fermati nell'hinterland di Milano. @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA