Chiese, torri e monumenti «Un viaggio nel degrado»

Ha tagliato il traguardo, poi il primo abbraccio per la figlia Vittoria e la moglie Alexandra che non vedeva da 38 giorni. Riccardo Cambiaghi, 45 anni, blogger ciclista, è arrivato ieri a Pavia - dopo 2500 chilometri percorsi pedalando fino a Gibilterra, il rientro in Italia in traghetto e poi di nuovo sulla bici da Livorno- accolto da moltissimi amici. Una festa a sorpresa al Campus Aquae per celebrare l'impresa. Il viaggio - nato dopo il licenziamento, per ritrovare se stesso e magari anche idee e occasioni di lavoro - è interamente documentato nel blog che Riccardo ha aggiornato giorno dopo giorno: cinquecentomilapedalate.blogspot.com. Un diario di viaggio seguitissimo. Tanto che ieri pomeriggio, dopo le 17, erano in tanti ad attenderlo. Da Tortona il gruppo ciclistico del Branco (con il quale si allena Riccardo) l'ha scortato fino a Pavia. (m.g.p.) di Maria Fiore wPAVIA Pavia si apre ai turisti. La primavera è uno stimolo a visitare le bellezze della città e a riempire i suoi giardini, gli angoli e le sue piazze. Le chiese romaniche, le cripte, le torri. Il sole illumina e toglie i veli ai monumenti, ma non in tutti i casi riaffiora splendore. Il viaggio tra i monumenti principali della città rivela anche tanta incuria e degrado. «L'impressione è di una città che sottovaluta il suo patrimonio artistico e non lo sa valorizzare fino in fondo», dice Mauro Manfrinato, membro del Consiglio d'Italia Nostra della sezione Milano Sud Est. Si parte dal castello visconteo, uno dei simboli della città. Il Comune ha messo a bilancio, lo scorso anno, 880mila euro per la sua sistemazione. Soldi che sono stati spesi solo in minima parte. Come dimostra lo stato in cui versa il cortile. In fondo, sotto il porticato, il turista è attirato da un cumulo di resti. «Sono elementi lapidei di età romana», spiega Manfrinato. Solo che chi si avvicina, per vederli, non può saperlo, perché non c'è nessun cartellino o indicazione. Come per i resti della torre civica, crollata nel 1989, abbandonati nel fossato. L'area è stata di recente ripulita, ma i resti, che sono quelli della sommità della torre, si mescolano a blocchi di cemento armato. «Forse almeno la torretta poteva essere ricostruita – dice il consigliere –. Certamente tenere i resti così non ha senso». Una breve passeggiata e il turista arriva in centro, per una visita alle chiese. Nascosta all'interno di un cortile c'è quella di San Giovanni in Domnarum, eretta quando Pavia era capitale del regno longobardo. All'interno c'è una cripta del X secolo, ma il turista desideroso di vedere gli affreschi deve districarsi tra orari non proprio favorevoli. A pochi passi c'è palazzo San Felice, uno dei principali monasteri benedettini di Pavia, fondato in epoca longobarda e oggi di proprietà dell'Università. Il portico di uno dei cortili che ospita la facoltà di Economia è un groviglio di puntelli, che reggono la struttura da almeno dieci anni. Sui muri si intravedono appena gli affreschi del '500, su un intonaco che si sgretola al minimo tocco. Si va al palazzo centrale dell'Università, con i suoi cortili e le statue. Salendo le scale, per andare alla biblioteca centrale, l'occhio del visitatore è attratto dal soffitto costellato di fiori di gesso. Sono decorazioni dell'Ottocento, nascoste da una rete che sembra servire a proteggere i passanti dai pezzi che si staccano. A pochi passi c'è la cripta di Sant'Eusebio. Chiusa. Da anni. Il cartellone all'ingresso parla di "viaggio nell'Altomedioevo", «ma questo è più che altro un viaggio nel degrado», dice Manfrinato. Abbassando lo sguardo si vedono cartacce, mozziconi di sigarette e spazzatura. Lo scoramento aumenta quando si arriva in via Luigi Porta, luogo delle torri romaniche di San Dalmazio e Belcredi. Dalla prima, più volte, si sono staccati pezzi di mattoni, che hanno spinto a installare impalcature che servono anche come protezione per i passanti. «Il problema è che sono lì da anni, ormai», dice ancora Manfrinato. Per l'assessore alla Cultura del Comune Matteo Mognaschi, «la difficoltà nella tutela del patrimonio della città sta anche nel fatto che i monumenti appartengono a enti diversi: il Comune, l'Università e la Curia, ad esempio. L'ideale sarebbe fare una programmazione di più ampio respiro, coinvolgendo tutti e stilando un piano con gli interventi più urgenti».