«Ero da solo contro tanti potevano anche uccidermi»

VOGHERA Emilio Croce è molto scosso: non dimenticherà tanto facilmente la sera del 7 marzo. «Ma non potevo fare diversamente - continua a ripetere - Ero da solo contro sette persone, potevano uccidermi. Ho temuto per la mia vita. Al mio amico Boveri, di Cornale, i ladri hanno spaccato le gambe. Era la settima volta che venivano a rubare nella mia azienda, non potevo continuare a subire». I ladri non cercavano denaro ma materia prima. «Non tengo soldi in azienda - spiega l'imprenditore - ma i materiali per produrre insaccati sono costosi: evidentemente si è trattato di un colpo su commissione. Quando è scattato l'allarme stavo quasi per andare a letto. Mi sono rivestito e sono subito corso in azienda. Ho controllato, sembrava tutto a posto, ma l'allarme continuava a scattare: segno che c'era qualcuno nel raggio dei sensori. Ad un certo punto ho visto due uomini nel buio, nel cortile dell'azienda. Non c'era nemmeno la luna, si vedeva poco. Subito dopo in strada Frassolo è arrivata una grossa auto scura, tipo monovolume, da cui sono scesi cinque uomini. Io ho chiamato la polizia ma nella concitazione del momento ho schiacciato tre volte l'1 e così è uscito 1113. Non mi ha dato la linea. Stavo per rifare il numero, quando uno dei ladri mi ha visto e mi ha detto qualcosa. In un attimo mi sono venuti tutti addosso, non sapevo cosa fare. Erano al massimo a tre o quattro metri. Ho avuto paura e ho sparato, ma non per uccidere. Volevo farli andare via e non ho avuto nemmeno il tempo di pensare. Ho fatto una sventagliata di colpi davanti a me, mirando basso per colpire al massimo le gambe». Mentre ricorda, Croce fatica a trattenere le lacrime. «Ho sparato un caricatore intero, ma non so quante pallottole c'erano - prosegue - penso almeno 10 o 12. Mentre i ladri scappavano verso strada Frassolo, ho visto due di loro che trascinavano qualcosa per qualche metro. Poi lo hanno abbandonato e sono fuggiti. Mi sono avvicinato e ho visto che si trattava di un uomo, che si lamentava. Non parlava italiano, mi sembrava spagnolo (in realtà era romeno, ndr). Ho cercato di aiutarlo, poi ho subito chiamato il 112. I carabinieri hanno avvisato il 118 e poco dopo sono arrivati tutti. Quando sono giunti i militari, gli ho spiegato cosa era accaduto. Ho detto anche che secondo me c'era anche un altro ferito, che però era riuscito ad allontanarsi (forse è stato trovato a Milano, ndr). E' assurdo che il cittadino debba farsi giustizia da solo. Ma non va bene neppure essere indifesi davanti alla criminalità. Quelli che sono venuti a rubare erano dei disperati, non avevano niente da perdere. Lasciamo ai nostri figli proprio un mondo di m...». (p.fiz.)