L'Ue all'Italia: fondi solo per l'occupazione

ROMA L'Ue mette i paletti, e se da un lato permette un "kick off" anticipato sulla programmazione dei fondi per le politiche di coesione 2014-2020, purchè con pochi «interventi concordati e mirati», dall'altro chiarisce «che non possono essere usati per coprire la riduzione di imposte, come quella potenzialmente legata al cuneo fiscale». Bruxelles entra anche nel dibattito italiano di queste ore sul debito troppo alto provocato anche dal contributo al fondo salva-Stati: è fuori luogo, precisa la Commissione, perché «non penalizziamo i Paesi» per il loro coinvolgimento nei programmi di salvataggio europei. Un altolà arriva per chi negli ultimi giorni aveva fatto un pensierino sul possibile utilizzo dei fondi strutturali per ridurre il cuneo fiscale. Le regole Ue permettono invece di finanziare con fondi nazionali (quindi secondo il meccanismo del rimborso) e prima che la programmazione italiana per il 2014-2020 sia stata adottata dalla Commissione, «progetti concreti» per offrire, ad esempio, aiuti per lo start up o per l'espansione produttiva e occupazionale dell'industria manifatturiera. Ma, per poter poi ottenere i rimborsi (sono 33 i miliardi Ue di cofinanziamento per i sette anni) i progetti dovranno essere «sottoposti ad una verifica a posteriori di coerenza con le regole dei fondi, con i criteri di selezione, e con la strategia dei programmi. E solo quando sarà trovato un accordo sulla strategia e sui programmi, la Commissione potrà rimborsare quei progetti con risorse comunitarie». Intanto il dibattito sul debito elevato non si placa: ancora ieri l'ex ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni ricordava che Bruxelles non dovrebbe stupirsi di una spesa così alta visto che è causata anche dalla partecipazione al fondo salva-Stati Esm. Ma in Europa non la vedono così: è vero, spiegano, che in quel quasi 134% di debito pubblico sono compresi i pagamenti all'Esm e i prestiti bilaterali alla Grecia, ma quando la Commissione chiede all'Italia gli sforzi per ridurre il debito, sconta già quelle voci. «L'impatto che il contributo all'Esm ha sul debito è un calcolo "in-out" che non pesa sull'aggiustamento strutturale» che la Ue chiede all'Italia. Il dibattito è destinato a proseguire.