Mosca irride la Ue «Esaurito il credito» Putin tira dritto

MOSCA Mosca spera che «non torni la guerra fredda» ma è pronta a sfidare le sanzioni occidentali e deride gli appelli europei a trattare con Kiev con la mediazione di poteri occidentali, ritenendo «esaurito» il credito di fiducia di questi garanti dopo che l'accordo firmato da Yanukovich il 21 febbraio è diventato carta straccia. Con il suo intervento serale, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sembra rendere più esile il filo della mediazione «per risolvere la situazione con mezzi diplomatici, in modo da venire incontro agli interessi della Russia, del popolo ucraino e della comunità internazionale», come ha chiesto Obama in una lunga telefonata a Putin, tornando ad accusare il Cremlino di violare la sovranità e l'integrità territoriale del Paese. È di ieri sera la notizia di un nuovo assalto di truppe russe ad una base di Kiev a Sebastopoli in Crimea. I soldati hanno fatto irruzione nella base e hanno intimato ai soldati ucraini di arrendersi. Da Mosca sono arrivati segnali poco incoraggianti sul destino della Crimea, nel giorno in cui Putin ha auspicato un abbassamento della tensione andando ad inaugurare le Paralimpiadi di Sochi, che la squadra ucraina non ha abbandonato in nome della pace ma che sono state boicottate dalle delegazioni governative di Usa, Gran Bretagna, Francia, Italia, Norvegia e Finlandia. Un assaggio dell'isolamento internazionale (a parte il defilato alleato cinese) che la Russia rischia in caso di annessione della Crimea, ma di cui non sembra preoccuparsi, anche se Putin ha chiesto ad Obama di non sacrificare «l'importanza delle relazioni russo-americane per garantire la stabilità e la sicurezza del mondo», mentre il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, in una telefonata con il segretario di Stato Usa Kerry, «ha messo in guardia Washington da passi frettolosi e non ponderati capaci di danneggiare i rapporti russo-americani, soprattutto per quel riguarda le sanzioni, che inevitabilmente colpiranno come un boomerang gli stessi Usa». Mosca continua a preparare il terreno a tutti i livelli per accogliere la Crimea dopo il referendum del 16 marzo. Innanzitutto sul piano legislativo, con i due rami del parlamento che ieri si sono detti pronti a riconoscere la «scelta storica della Crimea». Con la propaganda in stile sovietico della tv di Stato, che bombarda i telespettatori con una informazione a senso unico dai toni retorici e interventisti. E anche con la piazza: oggi 65 mila persone hanno partecipato sotto le mura del Cremlino, sulla spianata di San Basilio, ad un concerto-comizio con un fiume di bandiere russe e slogan inneggianti all'unità con Sebastopoli e la Crimea. Mosca ha rispolverato inoltre l'arma energetica con cui tiene sotto scacco non solo l'Ucraina ma anche l'Europa: Gazprom ha minacciato di tagliare le forniture di gas a Kiev se non salderà il suo debito, che ammonta a 1,8 miliardi di dollari, e non pagherà le forniture correnti, facendo tornare così lo spettro della guerra del gas del 2009, quando anche l'Europa rimase al freddo per una ventina di giorni. In Crimea, invece, la Russia mette i bastoni tra le ruote agli inviati Onu e agli osservatori dell'Osce.