Renzi: «Vado avanti critiche ridicole»
di Maria Berlinguer wROMA Alla vigilia di una settimana decisiva durante la quale dovrà calare le carte del governo su lavoro, scuola e casa, Matteo Renzi è amareggiato e non lo nasconde. Ma tira dritto. «L'Italia si può cambiare», scrive alle sette del mattino, evidentemente non impressionato dal «fuoco di fila di sciocchezze» che dicono di lui. «Avevo dei nemici che mi attaccavano, ma lo sapevo e lo tenevo nel conto, ma ora mi attaccano anche quelli che prima mi sostenevano e onestamente non capisco sulla base di che visto che non abbiamo ancora neanche cominciato», dice il premier in uno sfogo con La Stampa, al rientro dal viaggio di debutto a Bruxelles. A ferire particolarmente il più giovane primo ministro italiano di sempre sono soprattutto le critiche ricevute per non aver chiesto le dimissioni dei sottosegretari indagati. «Dovevi buttar fuori De Filippo per le spese dei francobolli? Qui si pone un problema di civiltà, è surreale», dice Renzi che ce l'ha in particolar modo con Pippo Civati. «È ancor più surreale che le critiche arrivino da Civati che ha fatto le primarie contro di me da indagato», ricorda. «La fiducia cresce eppure continuano ad attaccarmi, ma la gente sta con me», avverte Renzi. I sondaggi però non sono così univoci. Se Datamedia assicura che la luna di miele tra gli italiani e il premier è in pieno svolgimento, è di ieri un altro rilevamento che dà la popolarità dell'ex sindaco di Firenze per la prima volta in calo. Il sondaggio Ixè per Agorà "certifica" che in una settimana la fiducia nel premier è scesa di 7 punti, attestandosi al 55%. Niente di grave né di irrecuperabile ovviamente. Solo un segnale che va nella tesi che alcuni suoi estimatori gli avevano anticipato, ovvero che gli elettori a un personaggio giovane e che ha fatto della velocità e dell'energia i suoi tratti caratteristici, avrebbero concesso poco tempo per vedere davvero cosa è in grado di fare per il Paese. «Tre mesi», prevede Oscar Farinetti, patron di Eataly. Ma è difficile immaginare che anche per l'ex rottamatore gli italiani concedano i fatidici 100 giorni di tregua, prima di giudicare il suo governo. Renzi è convinto di farcela. Certo, alla luce di come sta andando il voto a Montecitorio sulla legge elettorale, dove con il voto segreto si sono manifestati franchi tiratori sia nel Pd che in Forza Italia, sulla strada troverà trabocchetti. Per questo ieri, mentre da Palazzo Chigi era al lavoro sui prossimi dossier che ha promesso di varare mercoledì, Renzi ha spedito alla Camera mezzo governo,compreso Graziano Delrio, per monitorare la situazione, affidata anche a Luca Lotti e Lorenzo Guerini, in contatto costante con Renato Brunetta e con Denis Verdini. E per la prossima settimana, subito dopo l'approvazione dell'Italicum, fonti parlamentari del Pd preannunciano una sorpresa: ovvero il disegno di legge sulla riforma del Senato. Altra carne al fuoco che certamente farà crescere il numero dei maldipancia sia a Palazzo Madama che a Montecitorio. Ma ora la priorità sono le misure per far ripartire il lavoro e l'economia a catturare tutta l'attenzione del premier che raccontano sia molto arrabbiato per le insinuazioni fatte dall'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, che ha detto di aver immaginato che Renzi ha giocato di anticipo per poter gestire direttamente i buoni risultati conseguiti grazie al governo di Enrico Letta. Renzi però lo gela: «Sui conti c'è poco da dire è stato addirittura Saccomanni a dirci che le cose stavano in un certo modo», racconta Renzi. Renzi ha suscitato grandi speranze e altrettanto grandi aspettative. Cruciale sarà la data del 12 marzo, quando proponendo al Paese il suo piano su lavoro, scuola e casa il premier spera di dimostrare tutto lo spirito innovativo del suo governo. Fondamentale sarà il piano per rilanciare il lavoro, un piano che Renzi conta di poter portare anche all'attenzione di Angela Merkel che incontrerà per un bilaterale il prossimo 17 marzo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA