«Faccio ridere per migliorare la vita di coppia»

VIGEVANO Paolo Migone sarà di scena domani al Teatro Cagnoni di Vigevano (ore 21), con lo spettacolo "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", tratto dall'omonimo libro dello psicologo americano John Gray (50 milioni di copie vendute nel mondo e tradotto in 40 lingue), qui "cucinato ad hoc" con l'ironica misoginia del comico toscano (biglietti da 25 a 11 euro, infotel: 0381.82242). Salito alla ribalta con il programma Zelig condotto da Claudio Bisio, Migone si fa portavoce delle principali differenze di funzionamento tra uomo e donna, dando vita sul palco a situazioni quotidiane in cui tutti, prima o poi, finiscono per riconoscersi. «Propongo al pubblico una sorta di ribaltamento delle prospettive, per portarlo a vedere quelle che sono differenze apparentemente insormontabili e inevitabili come fonte di complicità anziché di conflitto – dice Migone – Nei casi più estremi, persino come occasione di reciproco miglioramento». Migone, ma come si fa, se gli uomini sono marziani e le donne venusiane? «Tutto dipende dall'intelligenza dei partner. Se si tratta di persone mature si può anche sperare di riuscire a trovare una strategia per evitare di arrivare al "muro contro muro", quella china pericolosa che porta alla guerra quotidiana, che poi è la rovina di tutto. Di sicuro, l'errore più grande è cercare di cambiare l'altro, trasformandolo a propria immagine e somiglianza». Lo spettacolo come porta sulla scena le differenze tra uomini e donne e le strategie utili? «Io vesto i panni di uno studioso che tiene una vera e propria conferenza nella quale, in maniera molto distaccata, presenta agli astanti pregi e difetti dell'uomo e della donna, dando consigli su come trovare soluzioni razionali ai vari problemi. John Grey ha una bella idea quando dice "cerchiamo di stare bene anche se siamo diversi". E si parla anche di strategie». Qualche esempio? «La sincerità a tutti i costi. Non è sempre detto che essere sinceri sia la soluzione migliore per ogni problema. A volte saper tacere è una delle migliori strategie». Qual è il punto d'incontro tra Marte e Venere? «Stupirsi, farsi lo sgambetto per desiderarsi. Ci sono molte tecniche che aiutano a rimanere sempre appetibili l'uno per l'altro. Bisogna volerlo, altrimenti il quotidiano rischia di essere una bieca ed insopportabile ripetizione. Stiamo sempre parlando di due mondi che tendono all'attrazione almeno quanto tendono all'allontanamento». Lei arriva in scena con l'occhio nero e il camice bianco come a Zelig? «Indosso un camice bianco da studioso, ma non ho l'occhio nero. In compenso ho un papillon e sul palco con me ci sono una cattedra universitaria e una lavagna luminosa, come una vera lezione. Chi vuole può anche prendere appunti, la cosa buona è che non interrogo». Rispetto al testo originale, qual è il suo tocco personale? «Ci ho messo molto del mio, forte della mia esperienza di uomo sposato che dura da ventun anni. I pezzi che faccio meglio in teatro sono quelli vissuti in prima persona, quelli in cui non devo inventare niente». Oltre alla sua ci sono altre versioni del testo di John Gray. Con quali differenze? «Siamo in sei o sette, un po' come un franchising. Oltre a me, lo stanno portando in teatro un francese, un tedesco, un olandese, uno spagnolo e anche un israeliano, come le barzellette. Solo che di solito nelle barzellette l'italiano è il più furbo, mentre io non mi sento affatto il più furbo. Per il resto, quello di John Gray è un testo che parla di quanto sia difficile trovare un terreno di confronto tra uomo e donna: il tema è universale, indipendentemente dalla lingua». Marta Pizzocaro