Operazione al cuore, indagati tre medici
di Maria Fiore wPAVIA Un intervento al cuore eseguito con una tecnica all'avanguardia, attraverso un robot manovrato dai chirurghi. Il paziente, un 38enne originario della Sardegna, si era affidato all'equipe del reparto di Cardiochirurgia del San Matteo. Ma l'operazione, che doveva sistemare una valvola mitralica, secondo l'accusa non sarebbe stata fatta in maniera corretta. Le condizioni del paziente, secondo quanto stabilito dal consulente nominato dal magistrato Roberto Valli, invece di migliorare sarebbero peggiorate. Di certo il 38enne ha dovuto sottoporsi ad altre operazioni, dopo quella al San Matteo. A distanza di quasi quattro anni dall'intervento, eseguito a settembre del 2010, la procura di Pavia, che aveva ricevuto l'esposto del paziente, ha indagato l'equipe che aveva eseguito l'operazione. L'inchiesta per lesioni colpose riguarda il professore Mario Viganò, che oggi è in pensione ma che all'epoca dei fatti era primario di Cardiochirurgia (incarico che ha lasciato a luglio del 2012), e i colleghi della sua equipe Cristian Monterosso e Nicola Luigi Carlo Vistarini, rispettivamente il secondo e terzo operatore presenti in sala operatoria. La procura ha chiuso gli accertamenti e ora dovrà valutare se emettere un decreto di rinvio a giudizio, per aprire il processo. In ogni caso la contestazione a Viganò, riconosciuto come uno dei massimi esperti soprattutto nel campo dei trapianti, e ai due medici è tutta da dimostrare (ieri non è stato possibile raccogliere un commento del professore). Questa la vicenda, per come è stata ricostruita attraverso l'esposto presentato dal paziente. L'uomo, che all'epoca dei fatti aveva 35 anni, arriva al San Matteo su consiglio del suo medico curante, che gli suggerisce di rivolgersi a una struttura di eccellenza per accertamenti più approfonditi sulla sua patologia. Il paziente ha un prolasso della valvola mitralica e vuole capire cosa si può fare. Viganò lo visita i primi giorni di settembre. Si decide per l'intervento, che viene fissato per il 16 dello stesso mese. L'operazione viene eseguita con una tecnica meno invasiva del normale intervento, e quindi in grado di garantire un recupero più veloce, attraverso il robot "Da Vinci", che al San Matteo è in uso già da qualche tempo. Il paziente confida di riuscire a risolvere il suo problema, ma in base alla sua denuncia così non sarebbe stato. «In realtà le condizioni sono perfino peggiorate – spiega l'avvocato Alberto Filippini di Cagliari, che sta seguendo il caso per conto del 38enne – Durante la visita preliminare gli era stata prospettata una patologia grave ed era stato quindi indicato l'intervento. Ma dopo l'operazione l'insufficienza mitralica era passata da lieve a severa, come attesta un certificato dell'ottobre 2010. Il paziente ha dovuto subire altri interventi a cuore aperto, per rimediare alla situazione che si era venuta a creare». Il danno, secondo quanto sostiene l'accusa, sarebbe legato proprio alla necessità di altri interventi. Accuse che gli avvocati Fabrizio Gnocchi (che difende Viganò), e Alessandra Stefano (difensore degli altri due medici) sono pronti a smontare. Sul caso è anche in corso una causa civile, che si sta però svolgendo in Sardegna. A maggio è stata fissata l'udienza per la nomina del consulente, che dovrà valutare l'esistenza e l'entità del danno. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA