BRUTTI SEGNALI MA ABBIAM VISTO DI PEGGIO

Non c'è (quasi) mai da aspettarsi troppo dagli azzurri, quando i traguardi sono ancora lontani e la testa è ancora fin troppo rivolta alle beghe casalinghe. Preoccupano i segnali arrivati dal "Vicente Calderon", con un'Italia fin troppo indietro rispetto ai campioni di tutto della Spagna, con i quali poco meno di due anni fa siamo arrivati a contenderci il titolo europeo e la scorsa estate abbiam giocato alla pari in Confederations. Certo presentarsi senza Mario Balotelli e Andrea Pirlo (entrato solo nella ripresa) non si capisce bene se sia un handicap volontario o un mezzo alibi. Sì, perché potrebbe esser stata anche una scelta: rischiare una brutta figura per non scoprire qualche carta o perché carte buone da mostrare adesso non ne abbiamo. Le statistiche ci raccontano che di questi tempi è difficile trovare un'Italia da splendore. Bisogna tornare al 2006, con il magnifico 4-1 rifilato alla Germania (1° marzo), oppure più o meno a un anno fa (21 marzo) con il 2-2 con il Brasile. Per il resto, l'avvicinamento alla primavera è tradizionalmente avaro di grandi sorrisi. Ma al di là del ko, a far nascere perplessità aggiuntive è soprattutto l'aria che tira intorno alla Nazionale, a questo calcio «fatto di gomitate, pugni e sputi» che non piace al ct Cesare Prandelli e a tutti quelli che amano veramente lo sport. A quelli che non ne possono più di società che presentano ricorsi contro squalifiche sacrosante, di chi parla di «cose da campo» a proposito dei pugni in faccia agli avversari di Daniele De Rossi o di Juan Jesus, di chi vive la Nazionale come un fastidio e vorrebbe un ct simile a un centralinista. Perciò, preoccupiamoci pure ma non meravigliamoci troppo. La strada da qui a giugno è ancora lunga e c'è ancora un sogno da inseguire. Coraggio, per quanto possa sembrar strano, ne abbiam viste di peggio. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA