Francesco: «Papa non è star» Confronto con i divorziati

CITTÀ DEL VATICANO «Sono un uomo normale e mi piace fare il prete» titola l'Osservatore romano pubblicando integralmente l'intervista del Pontefice al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, a pochi giorni dal primo anniversario dell'elezione. Nell'intervista, registrata a Santa Marta, papa Francesco regala a De Bortoli alcune notizie inedite, tra le quali spicca quella di aver scritto al presidente cinese Xi Jinping, che è stato eletto «tre giorni dopo di me». Rivela inoltre che la decisione di non relegare Benedetto XVI a una vita di clausura è stata presa insieme dai due papi. Si apprende poi che il Papa non intende andare in Argentina prima del 2016, che da vescovo consigliava le cure palliative, che l'ultimo film che ha visto è «La vita è bella» e il libro che sta leggendo è «Pietro e Maddalena», di Damiano Marzotto, sulla dimensione femminile nella Chiesa. Infine, tra le telefonate che fa abitualmente, c'è «una chiamatina ogni mese» che fa a una signora vedova, 80enne, che aveva perso un figlio: «Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace». E il Papa, spiega, non è una sorta di superman o una specie di star, perché «è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti, una persona normale». Papa Francesco si è poi espresso su argomenti di grande interesse. Benedetto XVI. Il vescovo emerito «è una istituzione. Non eravamo abituati. Sessanta o 70 anni fa il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio». «Benedetto XVI è il primo, e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo». La riforma. «Io - dice poi - nel marzo scorso non avevo nessun progetto di cambiamento della Chiesa», «ho cominciato a governare cercando di mettere in pratica quello che era emerso nel dibattito tra cardinali nelle varie congregazioni. Nel mio modo di agire aspetto che il Signore mi dia l'ispirazione». Famiglia e divorziati risposati. Alla «crisi» della famiglia non si può rispondere come i «farisei», con una «teologia molto superficiale». La relazione del cardinale Kasper al concistoro «ha affrontato 5 punti, il quinto era quello dei secondi matrimoni. Mi sarei preoccupato se nel concistoro non ci fosse stata una discussione intensa, non sarebbe servito a nulla». «I confronti fraterni e aperti fanno crescere il pensiero teologico e pastorale. Di questo non ho timore, anzi lo cerco».