Debito record e Pil ancora giù

di Vindice Lecis wROMA Pil sotto i livelli del 2000 e debito pubblico al record storico. I dati dell'Istat sono impietosi e inchiodano l'Italia al suo stato reale: recessione e prospettive non positive. Tuttavia Mario Draghi, presidente della Bce, davanti al Parlamento europeo afferma che dopo quattro anni «il peggio è passato». Il Prodotto interno lordo italiano nel 2013 è calato dell'1,9% - dato inferiore a 13 anni fa - mentre lo stock accumulato ha raggiunto lo scorso anno il livello del 132,6 % del Pil (mai così male dal 1990). L'Istat ha anche rivisto a -2,5% il dato sul Pil riferito al 2012, con una contrazione dell'1,7%. Il rapporto deficit-Pil è risultato al 3%, stabile rispetto all'anno precedente, dato del quale terrà certamente conto la Commissione europea che, in settimana, giudicherà i nostri conti pubblici. Dal lato della domanda, analizza l'Istat, si registra una caduta del 2,2% dei consumi finali nazionale e del 4,7% degli investimenti fissi lordi. Lieve crescita dello 0,1% dell'esportazione di beni e servizi e flessione del 2,8% delle importazioni. Il calo del Pil ha riguardato tutti i comparti ad eccezione dell'agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,3%). Calo consistente nell'industria (del 3,2%) ancora più accentuato nell'edilizia (-5,9%). Queste contrazioni sono state determinate da un forte calo dei consumi delle famiglie. La spesa ha segnato una contrazione del 2,6% che deve essere sommata a quella del 2012 che era stata del 4%. Il calo è particolarmente marcato nei beni (-4%) mentre la spesa per i servizi è diminuita dell'1,2%. Crollo in termini di funzioni di consumo nella sanità (-5,7%) e nel settore per vestiario e calzature (-5,2%). Ma gli italiani tirano la cinghia anche per i consumi alimentari che sono calati del 3,1%. Il Codacons spiega che il calo del Pil e l'aumento del rapporto debito-Pil sono «due facce della stessa medaglia, l'uno la diretta conseguenza dell'altro: fino a che i governi pensano solo a ridurre il debito aumentando le tasse, il Pil non può che crollare». Draghi tuttavia spiega che il peggio è passato ma «molti sottovalutano» l'impegno politico per la difesa dell'eurozona. Il presidente della Bce aggiunge che «gli squilibri arretrano e si gettano le basi per il rafforzamento di competitività e crescita, specialmente nei Paesi sotto programma, che hanno compiuto sforzi notevoli per consolidare i bilanci». ©RIPRODUZIONE RISERVATA