L'allarme del 118: «Pavia senza eliporti»

PAVIA «Per avere soccorso corretto servono infrastrutture corrette: qui non si usa elisoccorso non perché non ci sia l'elicottero, ma perché non si riesce ad atterrare. Sarebbe utile che a Pavia si pensasse a investimenti per integrare e collaborare negli sforzi per garantire il servizio più veloce possibile in tutta la provincia». L'allarme lo lancia Alberto Zoli, direttore generale dell'Azienda regionale per l'emergenza: se si ha un infarto, le speranze di sopravvivere aumentano se l'intervento è tempestivo. Ma ora l'elicottero viene usato poco, in provincia: per arrivare al San matteo atterra sul campo sportivo sociale della Fondazione Maugeri, da lì in ambulanza il malato viene portato in pronto soccorso. E l'atterraggio può avvenire solo di giorno se non ci sono avverse condizioni meteo. «Noi abbiamo garantito mezzi ed equipaggi adatti a ridurre tempi di medicalizzazione e portare il paziente nel posto più idoneo, non in quello più vicino – prosegue Zoli – Siamo sotto gli otto minuti per l'arrivo dei soccorsi in ambito urbano e sotto i 20 in ambito extraurbano. Dal 2011 abbiamo aumentato la dotazione dei mezzi, ne arriveranno altri. Entro l'anno la nuova sala operativa regionale al San Matteo sarà terminata e da qui si coordineranno i soccorsi a Pavia e Lodi, come già accade, ma anche Mantova e Cremona. Ogni riorganizzazione ospedaliera trova il suo specchio nella riorganizzazione del soccorso sanitario, fondamentale dunque il nostro coinvolgimento». Anche perché, per esempio, i mezzi del 118 già ora non portano pazienti negli ospedali periferici, ma solo a Pavia, Vigevano e Voghera a seconda del bisogno. «Se si parla di emergenza sul territorio – spiega Zoli – i nostri mezzi sono spesso il posto più idoneo per stabilizzare il paziente così che può poi accedere direttamente alla sala operatoria, per esempio». Il 118 di Pavia sta attivando collaborazioni con Piemonte e Liguria per le zone di confine. Ma per Zoli «Se i presidi sanitari devono formare una rete occorre lavorare sui trasporti intraospedalieri». E non può accadere che si debbano aspettare ore, che i mezzi con cui l'Azienda ospedaliera ha la convenzione non siano disponibili. «Se mancano gli eliporti, bisognerà pensare a strategie sull'esempio di quelle attuate in provincia di Bergamo, dove i sindaci delle valli ci hanno messo a disposizione spazi comuni per consentire l'atterraggio di emergenza – ha detto Mantovani, bacchettando virtualmente gli enti locali pavesi – Non è pensabile che chi è stato colpito da infarto sul Monte Penice non possa raggiungere l'ospedale in un quarto d'ora. Stiamo anche lavorando affinché gli elicotteri possano viaggiare anche di notte, perché infarto o ictus non avvertono in anticipo». (a.gh.)