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PAVIA La sicurezza a volte esiste nQuando si parla di "sicurezza", è facile denunciare i mancanti servizi che ognuno di noi vorrebbe avere, come se lo Stato potesse permettersi di pagare dei bodyguards per ogni cittadino italiano. In realtà il problema è più complesso. Ci sono delle persone, che ogni giorno rischiano la vita per assicurare nei limiti del possibile, e a volte dell'impossibile, quella sicurezza di cui tanto si parla, come ad esempio i carabinieri di quartiere. In pieno giorno, martedì 25 febbraio, hanno cercato di rubare la mia auto, in centro a Pavia (via del Carmine). Solo grazie all'intervento dei carabinieri di quartiere il colpo non è andato a segno. La sicurezza per me, è avere la certezza che esistono delle persone che lavorano per garantirla. La mia lettera vuole essere un ringraziamento a questa categoria che a volte non viene apprezzata per come dovrebbe. Non voglio creare dibattiti e/o discussioni, perché su questo argomento se ne parla già abbastanza. Voglio solo ringraziare l'Arma dei Carabinieri, perché è più facile criticare che ringraziare. Gianpiero Canevari il dibattito I veri patrioti sono gli stranieri nCaro don Cervio che non conosce la storia di uno come Mimmo Damiani (altrimenti, mi riferisco alla lettera del 28 febbraio, scriverebbe diversamente), patriota non è lei ma gli stranieri. Gli immigrati vantano un tasso di attività del 73% (12 punti superiore a quello degli altri italiani) e con il loro lavoro contribuiscono in misura del 9% alla ricchezza nazionale: oltre 4 miliardi di euro di gettito fiscale, a fronte di una spesa sostenuta "per loro" di 1 miliardo, in larga parte sprecata per contrastarne l'immigrazione. Una visione miope, violenta e poco patriottica: fra l'altro, sulle spalle dei giovani nuovi arrivati grava anche la salute malferma dell'Inps, che senza di loro non saprebbe come pagare la pensione ai nostri anziani, affidati a oltre un milione di badanti (il doppio dei dipendenti del sistema sanitario nazionale) delle quali l'80% lavora in nero. Secondo recenti ricerche, i lavoratori stranieri assicurati (nell'insieme sono 2.727.254, il 12,9 per cento, un ottavo dei 21.108.368 lavoratori iscritti all'Inps) hanno versato nelle casse dell'ente previdenziale 7,5 miliardi di euro. Insomma, come si legge nel "Dossier Statistico Immigrazione 2012–22° Rapporto Caritas e Migrantes", gli stranieri danno molto più di quanto ricevono, poiché i pensionati stranieri (110.000 persone nel 2010) incidono appena per il 2,2 per cento. Vista l'età media nettamente più bassa di quella degli italiani (31,1 anni contro 43,5), è un andamento destinato a durare per molti anni. Nel 2012 oltre 20.000 immigrati sono rientrati in patria. Secondo Andrea Stoppini, «se consideriamo uno stipendio medio (dati Inps) di 12mila euro lordi l'anno, i contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ammontano a quasi 4mila euro l'anno; per una media di due anni e mezzo di permanenza in Italia, significano circa 10mila euro. Se la stima di 20mila lavoratori rientrati sarà confermata, nel complesso si tratterà di circa 200 milioni di euro che questi lavoratori avranno perduto, a meno che non riescano in futuro a ottenere un nuovo rapporto di lavoro in Italia, e che l'Inps potrà legittimamente trattenere nel suo bilancio. Per inciso, si tratta di una cifra analoga al costo annuo sostenuto per i circa 45mila stranieri che vivono negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, e dei quali tanto si parla nelle regioni settentrionali». Con buona pace dei patrioti su Marte. Giovanni Giovannetti il caso Risposte surreali alle mie interpellanze nDesidero esprimere alcune valutazioni politiche in merito all'articolo pubblicato il 26 febbraio. Innanzitutto, mi preme smentire con forza quanto detto dal sindaco Cattaneo nel corso dell'ultimo Consiglio comunale di Pavia. A suo dire, io sarei stato di fatto espulso dalla maggioranza. Mente sapendo di mentire: io avevo già dichiarato concluso il mio rapporto politico con la maggioranza in data 20 novembre, dopo che la giunta aveva deciso di non dare applicazione all'Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati da me proposta (e peraltro approvata dal Consiglio comunale nell'aprile 2011). Cattaneo sa benissimo che l'unico motivo per cui ho aspettato a uscire formalmente dalla maggioranza è che, per garbo istituzionale nei suoi confronti, ho voluto aspettare di udire le sue risposte a due mie interpellanze presentate mesi fa e colpevolmente mai discusse fino all'ultima seduta del Consiglio. Se io avessi avuto ancora dei dubbi sul formalizzare la mia uscita dalla maggioranza, il sindaco me li ha tolti con risposte davvero al limite del surreale. Con la prima interpellanza, chiedevo al sindaco se fosse un caso che tutti i nominati nel Consiglio di amministrazione del Teatro Fraschini fossero persone politicamente vicine o imparentate con membri della maggioranza. Cattaneo ha risposto ammettendo senza troppi giri di parole di aver lottizzato senza pietà gli incarichi tra i partiti della maggioranza, sostenendo che la competenza in ambito culturale, artistico e musicale non è essenziale per far parte di un organo di indirizzo come un Cda. Davvero una risposta stupefacente per un sindaco sedicente formattatore della vecchia politica: anziché privilegiare il merito ha deciso di privilegiare il vecchio Manuale Cencelli, con una vergognosa spartizione partitocratica di tutti i ruoli tanto al Fraschini quanto negli altri enti partecipati (Asm, Asp, Apolf ecc). Con la seconda interpellanza ho ripercorso le varie tappe della vicenda Asm Lavori, chiedendo al sindaco se ritenesse necessario censurare l'operato degli amministratori politici dell'azienda che mi avevano più volte negato l'accesso a numerosi e rilevanti atti. La sua risposta è stata, come suo solito, vaga e cerchiobottista e quando io gli ho chiesto di rispondere semplicemente con un sì o con un no, è riuscito a non proferire parola. Sono rimasto sconcertato: è la prima volta in cinque anni che il sindaco non risponde alla domanda precisa di un consigliere e ciò costituisce un fatto politicamente grave. Ora che ho lasciato anche formalmente la maggioranza, sono pronto a fargli un'altra domanda in Consiglio: di chi è la mano che ha corretto il curriculum di Enrico Scotti nell'ambito della vicenda Apolf? A causa di questa vicenda i contribuenti pavesi si troveranno a sborsare una cifra cospicua (ancorché indefinita per via di una clausola di riservatezza): ci si chiede se il sindaco vorrà assumersi la responsabilità politica dell'ennesimo scandalo che colpisce la sua amministrazione. Niccolò Fraschini consigliere comunale Pavia