Uno sguardo sereno sulla vita oltre i dolori e le difficoltà

«Non preoccupatevi per la vostra vita… guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Cercate invece innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi verranno date in aggiunta». Gesù parla così ai suoi discepoli quando li vede incerti sulla direzione da dare alla loro vita, troppo legati alle cose terrene, troppo preoccupati di organizzare il domani. Utilizzando il paragone con gli uccelli del cielo, che subito portano il pensiero a cieli liberi e tersi, Gesù vuole dire ai suoi amici che l'unica possibilità per non farsi sopraffare delle cose del mondo è quella di saper dare il giusto peso alle diverse realtà che ci riguardano, certi che il Signore per noi provvederà. Gesù vuole allora farci credere che risolverà al nostro posto i nostri problemi, toglierà i nostri affanni, ci renderà immuni dal dolore e dalla malattia, ci darà il lavoro che non abbiamo? No, non è questo che Gesù vuole dirci. Lui vuole renderci capaci di far nostro un nuovo punto di vista, darci una misura nuova con cui pesare le cose che ci accadono, dirci che non siamo il centro del mondo e che dal mondo dobbiamo imparare a distaccarci provando a godere, già su questa terra, di quel paradiso che ci aspetta, se in Lui confidiamo. E se è vero che le difficoltà segnano le nostre vite, è anche vero che saperle affrontare con la giusta serenità, il giusto equilibrio, rende più capaci di superarle. Gesù conclude il suo discorso ai discepoli parlando del domani: «Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena». Nel domani dobbiamo riporre le nostre speranze che sia meglio dell'oggi, come ci dice di fare Gesù, non pensare che possa essere solo peggio. Perché il domani è ancora da costruire, mentre l'oggi, con le sue pene, va affrontato per quello che è. Per far questo si deve davvero essere capaci di guardare con occhi distaccati le cose di quaggiù, che a volte riteniamo più importanti di quanto non siano veramente, al punto di soffrire per il fatto di non possederle. Eppure la nostra felicità non si misurerà sul numero delle cose in nostro possesso o degli imprevisti che abbiamo saputo evitare. Sarà piuttosto il risultato del nostro impegno a spendere i doni che il Signore ci ha dato nella gratuità. Questo atteggiamento, questa purezza di intenti, ci renderanno più simili ai gigli del campo cui Gesù dice di ispirarsi per vivere felici. * Azione cattolica Casteggio