Quei lunghi pomeriggi di ricerche in biblioteca

IVREA I Credendari sono con i Tuchini e gli Arduini le tre squadre che nella scelta del nome hanno guardato alla storia. Enzo Ferrentino ricorda i sabati pomeriggio in biblioteca con Giorgio Masseroni (esponente della fagiolata del Castellazzo) a spulciare tra libri del Seicento, e i rendez vous col professor Federico Perinetti, un personaggio in città e nell'ambito del carnevale, con trascorsi anche da Podestà. «I credendari erano notabili, abitavano il Palazzo della Credenza, che esiste per davvero, visto che era il vecchio municipio di Ivrea, in piazza dell'ospedale, Porta Aosta, per intenderci - spiega Ferrentino - . Il nome, dunque, ci era parso del tutto appropriato. Nel prototipo dello stemma iniziale, oltre alla mazza del Comune e allo scure d'arme del Podestà, c'era anche un intreccio di canapa (poi abbandonato), per rimandare, in un certo senso, all'origine del nome Canavese. La divisa non è quella che indossiamo ora. Si era cercato un colore che non fosse già presente nelle altre squadre e la scelta era caduta sull'azzurro (colore dei Savoia) con bande laterali bianche. Il problema era che non essendo un colore base dei tessuti, ci sarebbe stata difficoltà di approvvigionamento nel tempo. Qundi, si decise di andare nella direzione di colori già sfruttati. Il senape dei pantaloni avrebbe dovuto essere un'esclusiva, ma nell'85 coi Mercenari ci ritrovammo in piazza coi pantaloni del colore identico (loro, inizialmente, portavano dei jeans marchiati Ufo). Così, finimmo per cambiarlo: il senape è diventato giallo, colore già usato dagli Arduini, e l'azzurro, anche se leggermente più chiaro, è rimasto». Alla fine, tutto, ma proprio tutto, rimanda alla nobile casata. E la nobilità, quella d'animo, è prerogativa dei Credendari. (m.mi.)