«Il saluto di mio padre il momento più intimo»
IVREA Sono trascorsi vent'anni dal Carnevale che la vide Mugnaia e Miriam Meli continua ad essere la bellissima giovane signora di quell'anno che pare lontano, ma che, nei suoi ricordi, è appena ieri, vivo e palpitante di tutte le emozioni provate. Il Carnevale è una dimensione palpabile nella sua casa, nel cuore di Ivrea, le finestre su via Palestro, il balcone su piazza Santa Marta che permette allo sguardo di spingersi fino a via Arduino. Una casa dove capita che i vetri inquadrino i volti amici degli aranceri saliti fin lassù per appendere le bandiere e sorridenti in un insolito saluto dall'esterno. Tutto parla di Carnevale a casa di Miriam, dalla galleria fotografica nel corridoio d'ingresso ai ricordi conservati nel salone: immagini e oggetti disposti non in senso museale, ma secondo una pulsione emozionale che si percepisce sin dal primo istante e non si può che condividere. Due gli accessori più amati: le scarpine bianche della Mugnaia, con tanto di coriandoli mai rimossi, e la sciabola da lei regalata al papà Americo, con dedica incisa, proprio per la campagna 1994. «Mi piace guardarli, toccarli, cambiarne la disposizione nelle varie stanze. – spiega -. Mi trasmettono gioia, come tutti i ricordi legati alla nostra celebrazione eporediese, sempre felici e mai malinconici. Anche quando sono legati a persone che non ci sono più». Il pensiero corre al padre Americo, immaturamente scomparso tre anni fa, ma sempre accanto a lei, presenza non visibile agli occhi ma costantemente e concretamente sentita nel cuore. Un padre che l'ha amata moltissimo e che indica nelle fotografie preferite del suo album di Mugnaia, quelle che lo ritraggono in divisa da Ufficiale dello Stato maggiore, inchinato di fronte a lei in un impeccabile baciamano. Ancora oggi Miriam si emoziona, guardando tali immagini, e, commossa, ricorda: «Mio padre è stato carabiniere e vigile urbano, ha sempre amato le divise, l'ordine e il rigore proprio dei militari. Anche quell'anno ha voluto essere Ufficiale, e starmi vicina così, nel gruppo dello Stato Maggiore di cui ha fatto parte, con orgoglio, per quasi 25 anni. E ha tenuto, il sabato sera, a salutarmi con quel baciamano, Ufficiale tra gli Ufficiali. È stato il momento più intenso del Carnevale '94, il ricordo più intimamente mio, quello che più di ogni altro ancora mi emoziona». Tanti sono comunque i momenti che Miriam ha cari: il primo incontro con il suo Generale Renzo Sabolo, il proprio affacciarsi dal balcone del palazzo municipale «quando ti abbandoni con tutta te stessa – spiega– all'abbraccio della gente e vorresti trasmettere a ciascuno tutto quello che stai provando». E, ancora, la mimosa rosa, una varietà particolare, nel suo colore preferito, scovata per l'occasione dal fioraio di fiducia, e il desiderio di assolvere al meglio il proprio compito, sul carro dorato, cercando di fare in modo che l'essere interprete di un simbolo importante non la facesse percepire come una privilegiata , ma come la protagonista di un sogno accessibile e condiviso con tutti, eporediesi e forestieri. Il presente, oggi, è nel suo lavoro di insegnante ed educatrice, in particolare nei nido e nelle materne di sua creazione, Miele & Cri Cri. Ed è soprattutto nel figlio Flavio, un simpaticissimo bambino di 10 anni. Una donna realizzata, Miriam Meli, calata nella propria quotidianità, ma ancora capace di credere che le favole, a volte, possano farsi reali. Franco Farnè