Allevi: «La musica è creatività e cambiamento»
PAVIA Sarà Giovanni Allevi a inaugurare il nuovo ciclo di Conversazioni Pavesi 2014, organizzate da Comune di Pavia e Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi, domani alle 18 al Politeama (corso Cavour 20), in un incontro che lo vedrà dialogare con Anna Maria Bordin, docente di pianoforte all'Istituto Vittadini (ingresso libero fino ad esaurimento posti, per info Iat Pavia, tel. 0382.079943). Filosofo, compositore, direttore d'orchestra e pianista (in partenza con il suo nuovo tour "Piano Solo Tour 2014", il 5 marzo al Teatro degli Arcimboldi di Milano), Giovanni Allevi è diventato in breve tempo un fenomeno sociale, una sorta di "enfant terrible" che ha lasciato annichilito il mondo accademico, entrando nell'immaginario collettivo delle nuove generazioni che oggi affollano i suoi concerti. Le sue composizioni tratteggiano i canoni di una nuova "musica classica contemporanea", attraverso un linguaggio colto ed emozionale, che prende le distanze dall'esperienza dodecafonica e minimalista, per inventare una nuova intensità ritmica e melodica, fondata sulle forme della tradizione classica contaminate dei suoni del presente. A Pavia Allevi parlerà delle sue due passioni - la musica e la filosofia - lungo le linee tracciate nel suo ultimo libro "Classico ribelle". Allevi, come convivono, nella sua arte, musica e filosofia? «Io immagino per la musica classica un grande cambiamento: il ritorno alla creatività, e non più la sola riproduzione delle opere del passato. Sono da sempre animato da questo sogno, che mi ha portato inevitabilmente a scontrarmi con una ideologia tradizionalista, che è tutt'ora la cultura dominante. La filosofia mi è di grande aiuto. In particolare Hegel mi ricorda che ogni epoca esprime la propria musica, destinata ad essere superata da quella dell'epoca successiva. Una eresia, per alcuni, una benedizione per me». Qual è la formula giusta per conciliare parole spesso ritenute inconciliabili, come giovani e musica classica? «Questa formula è possibile solo se si avrà il coraggio di comporre una nuova musica, dalle forme classiche, che inglobi i ritmi e i suoni della contemporaneità, vicini alla sensibilità dei giovani. Ma non basta. E' necessario infondere in quelle note l'emozione, gli slanci e il buio che oggi tutti noi viviamo. Solo allora i giovani e i "giovani dentro" potranno riconoscersi in una musica nuova, che affonda le radici nella memoria collettiva». La musica classica può essere compresa solo da chi se ne intende? «La musica deve essere in grado di raggiungere il cuore di tutti, indipendentemente dalla cultura e dai confini geografici. E se questo non avviene, il limite è nella musica, non nella persona. Eppure io sono uno strenuo sostenitore dell'importanza dello studio, perché solo a partire da una comprensione profonda del passato è possibile immaginare e creare la musica del presente». Marta Pizzocaro