La Cassazione conferma la prescrizione per Penati

ROMA È caduta la coltre della prescrizione sulle accuse più pesanti nei confronti di Filippo Penati mosse in uno dei filoni dell'inchiesta sulle tangenti del cosiddetto «Sistema Sesto». Il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti dell'esponente del Pd è diventato definitivo con il sigillo della Cassazione, nonostante lo stesso Penati avesse presentato ricorso - al fine di essere giudicato nel processo - contro la sentenza del 22 maggio scorso del tribunale dei Monza, che lo proscioglieva. A Penati era stato imputato un presunto giro di mazzette legate alla riqualificazione delle ex aree industriali Falck e Marelli, tangenti incassate - in base all'accusa - all'epoca in cui era il sindaco di Sesto San Giovanni, in cambio della concessione di permessi edilizi sui terreni. La modifica legislativa della legge anticorruzione aveva accorciato i termini di prescrizione per il reato di concussione e il tribunale, in mancanza di un atto formale di rinuncia da parte dell'imputato, aveva dichiarato l'estinzione del reato. Oggi la sesta sezione penale della Cassazione, presieduta da Tito Garribba, ha ritenuto «inammissibile» il ricorso di Penati. «Celebrare il processo mi avrebbe consentito di difendermi e dimostrare la mia innocenza. Contro di me ci sono solo menzogne, ed io non intendo fermarmi», ha subito commentato Penati. Rimane il fatto, come ha sottolineato nella sua requisitoria il sostituto pg Giuseppe Volpe, che la richiesta di rinunciare alla prescrizione non era stata formulata nell'udienza di Monza. La decisione di rinunciare alla prescrizione era infatti stata annunciata pubblicamente dall'esponete Pd in fase di indagini preliminari, ma non era mai stata formalizzata. Per questo, pochi minuti dopo la sentenza di Monza, Penati aveva già anticipato la sua volontà di presentare ricorso alla Suprema Corte («la prescrizione è stata chiesta dai pm e non da me», aveva tra l'altro detto), non erano mancate le critiche. «Non rinuncio comunque a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati contestati» annuncia ora. «Ho dato incarico ai miei legali di promuovere in sede civile tutte le iniziative giudiziarie atte a ristabilire la verità dei fatti, a tutela della mia onorabilità e citerò i miei accusatori per diffamazione».