Italicum, primo sì entro una settimana

di Maria Rosa Tomasello wROMA Due ore prima dell'annuncio Renato Brunetta aveva lanciato un avvertimento. «La riforma elettorale, che ormai è in ritardo di un mese rispetto alla tabella di marcia, deve essere calendarizzata per martedì e approvata nei due giorni successivi: in caso contrario si aprirebbe un problema politico» aveva detto a mezzogiorno il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Alle 14 la decisione della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio era ufficiale: l'esame dell'Italicum riprenderà il 4 marzo, martedì, e con tempi contingentati, circa 20 ore. Il voto, dunque, potrebbe concludersi in settimana. «Impegno mantenuto, sarà il primo passo per una vera stagione di riforme» ha commentato il capogruppo democratico Roberto Speranza. Secondo la simulazione fatta dagli uffici di Montecitorio tutti i piccoli partiti, da Sel alla Lega, rischiano di restare fuori dal Parlamento: se nel 2013 si fosse votato con l'Italicum, infatti, oggi alla Camera ci sarebbero solo quattro formazioni: Pd, Pdl, M5S e Scelta civica più l'Svp e la lista Valle d'Aoste. Il cammino della legge dunque riprende. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato riaperto su richiesta del Nuovo centrodestra, scadenza lunedì. Ma quello che aspetta l'aula già si profila: si prevedono infatti oltre duecento votazioni. La presidente della Camera Laura Boldrini ha ricordato che sono 406 le proposte di modifica, a cui si sommano le tre del relatore e i 136 sub-emendamenti: ogni gruppo però potrà mettere in votazione solo un numero limitato di emendamenti. Quelli votati saranno circa 285, che al netto dei doppioni dovrebbero scendere a 225. Ad auspicare che la riforma marci in fretta per rendere possibile la formazione di «governi saldi», fondati su maggioranze non fluttuanti, è stato ieri anche il presidente della Corte costituzionale Gaetano Silvestri: «Nessuno si augura di andare al voto col sistema elettorale uscito alla nostra sentenza (quella che ha rottamato il Porcellum, ndr): quello è un paracadute» ha detto durante la conferenza sull'attività annuale della Consulta, sostenendo che ora il legislatore ha «praterie davanti a sè». Ma con un vincolo: assicurare «che non venga irragionevolmente alterato il rapporto tra proporzionalità e governabilità», che deve restare in equilibrio. Silvestri sdogana, se fossero rimasti dubbi, le liste corte citate dalla sentenza «per dissipare equivoci»: «Liste bloccate non così lunghe – dice – da incidere sulla libertà dell'elettore». Quel che conta è «garantire la conoscibilità dei candidati». Se la legge elettorale procede di pari passo con le riforme istituzionali, un processo al centro delle trattative politiche per i possibili riflessi sulla durata del governo, Silvestri non entra nella dinamica. Ma nel merito sì. Il Titolo V della Costituzione, afferma, «rivela ogni giorno di più la sua inadeguatezza, che sfocia nell'alto contenzioso Stato-Regioni». La Corte non indica soluzioni ma, sottolinea Silvestri, «non conosco alcun sistema federale che non abbia una Camera dedicata alle Autonomie». Il cammino delle riforme, tuttavia, resta accidentato. Un gruppo di 25 senatori Pd ha firmato un documento promosso dal lettiano Francesco Russo in cui si chiede di ancorare l'Italicum alla riforma del Senato per non lasciare la partita in mano a Silvio Berlusconi, che potrebbe «far saltare le riforme una volta incassata la legge elettorale». Ma a chi legge l'iniziativa come un "avviso" a Matteo Renzi, Russo replica: «Piena lealtà al premier, è un contributo per definire in tempi certi le tappe del percorso di riforme». ©RIPRODUZIONE RISERVATA