«Usciranno in quattordici» L'ipotesi del nuovo gruppo
di Maria Berlinguer wROMA Corradino Mineo è il più esplicito. Se ci fossero le condizioni per formare un nuovo gruppo al Senato con Sel, i dissidenti grillini e la sinistra del Pd, l'area più o meno civatiana, lui ci starebbe. «Possiamo fare un cammino comune, io discuto con loro e sono intenzionato ad aiutarli: non ho nessun problema a trovare una casa nuova», ammette l'ex direttore di Rainews 24, confermando di trovarsi più a suo agio con Campanella che con Giovanardi». Ma l'operazione è tutta in salita. Pippo Civati, intervistato a "Un giorno da Pecora", sbaglia clamorosamente sul numero di senatori necessari per fare gruppo autonomo al Senato «ne bastano cinque (invece sono 10, ndr), quindi non c'è bisogno dei miei amici», dice, chiudendo all'ipotesi di «prestare» qualcuno di suoi ai dissidenti. Poi esagera su quanti, alla fine delle epurazioni, saranno i senatori del M5S a dover lasciare il Movimento. «Sono una decina quelli in difficoltà, compresi quelli che sono già usciti potrebbero essere in 14». Un numero sufficiente a garantire un eventuale governo senza i voti del Nuovo centrodestra? Assolutamente no, visto che gli alfaniani a Palazzo Madama sono ben 31 e dunque senza il sostegno di Sel in questo Parlamento non è immaginabile una diversa maggioranza. Del resto se anche ci fosse per il Pd la possibilità di giocare sui due forni di andreottiana memoria, Renzi non accetterebbe di cambiare maggioranza. Almeno secondo Civati. Se ci fossero i numeri per sostituire i grillini ad Alfano il premier lo farebbe? «Lui ha deciso di fare il contrario, a lui piacciano tutte e due le destre, sia quella di Berlusconi che quella di Alfano», assicura Civati confermando che in ogni caso per quanto lo riguarda non ha intenzione di lasciare il Pd ma «rimettere insieme la coalizione di centrosinistra che è un po' come rimettere insieme i Rolling Stones». Accusato da Roberto Fico, fondamentalista presidente grillino della Vigilanza, di aver lavorato alla scissione dei dissidenti costruendo rapporti personali a base di cene comuni, Civati nega. «Smentisco categoricamente questa cretinata delle cene con i grillini, è un argomento già usato sei mesi fa, era falso allora ed è falso oggi: non mi sembra un grande argomento cavarsela con le cene per nascondere il disagio di un terzo dei senatori grillini», taglia corto. Le condizioni per un cambio di maggioranza in corsa dunque non ci sono. In casa Pd, soprattutto nella minoranza che ha votato il governo con forti maldipancia ma anche tra i renziani, per ora si considera positivamente la possibilità di potersi giocare sul tavolo della maggioranza sulla graduale, ma inesorabile crescita del dissenso in casa grillina. Molto dipenderà anche dall'esito del voto europeo che sarà un banco di prova sia per la tenuta elettorale di Grillo che per Matteo Renzi. La teoria dei due forni potrebbe essere molto utile soprattutto se il Nuovo centrodestra di Alfano dovesse mettersi di traverso per alcune riforme che il premier ritiene non più rinviabili, come lo jus soli e il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto etero e omosessuali. Il voto favorevole degli ex Cinquestelle potrebbe essere il primo esperimento di un'altra maggioranza possibile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA