Oggi visita a Treviso alla media del futuro tra sindaci e operai

di Andrea Passerini wTREVISO Capitale per un giorno. E con Treviso tutto il Nordest. La scelta di Renzi - oggi in città per la sua prima visita ufficiale, twittata ieri «adesso si fa sul serio domani scuole lavoratori imprenditori sindaci» - riafferma tutto il valore di laboratorio politico ed economico e sociale della Marca e del Triveneto, da cui il Paese non può prescindere. Effervescente sempre, anche nella crisi; all'avanguardia nell'innovazione e glocal per vocazione. E non a caso Renzi ha scelto di cominciare la visita in una scuola media e di chiuderla fra le start-up di H-Farm, l'incubatore creato da Riccardo Donadon. Pilastri dell'Italia futura che ha in mente. In mezzo lavoratori e industriali, artigiani e commercianti, società civile e sindaci. Sbarca in città alle 8.30, Renzi. Sei ore fitte fitte di impegni che sono la traduzione punto per punto del discorso di insediamento in Senato bissato ieri alla Camera. L'innesco è la scuola, carica di futuro. Ma la scelta delle medie Coletti, cuore di quel villaggio coordinato a San Liberale, modello architettonico delle periferie urbane, ha valenze simboliche fortissime. È una della tante, tantissime scuole di frontiera del Veneto terra di immigrazione, in un quartiere divenuto in un batter d'occhio multietnico, dove una classe con 1 alunno italiano e 12 figli di stranieri mostrò all'Italia, meglio di qualsiasi rapporto Istat, il nuovo «melting pot» di queste latitudini. Siamo nell'area dello «ius soli», già annunciato dalla giunta Manildo e dalla coalizione di centrosinistra: la cittadinanza onoraria ai figli di immigrati, che ora anche il premier vuol introdurre nel paese. Treviso e la Coletti sono anche il segno tangibile della rivoluzione politica cittadina, dopo 20 anni di Lega e della sparate dello sceriffo Gentilini. Strategicamente, il premier sceglie il Nord, il Nordest e l'ex roccaforte di un Carroccio che deve riprendersi dallo choc. «Arrivo presto, ciao», l'sms inviato al sindaco Manildo domenica sera, senza la data di arrivo, dice della rapidità di azione di Renzi, ma anche di una scelta precisa. Non a caso la Lega gioca d'anticipo, accusandolo di «passerella», di «aver dimenticato il Veneto per i ministri»: e oggi cercherà il blitz spettacolare di protesta. Strategico il confronto con la categorie, in una terra di pmi, baricentro del sistema economico nazionale e termometro storico degli umori del ceto produttivo. Il popolo che si innamorò di Berlusconi e Tremonti, poi della Lega, e diede credito anche al tecnico Monti. Renzi sa di avere una grande opportunità: Treviso non è più la culla del modello Nordest, ma resta sempre riferimento imprescindibile, come conferma la recente vertenza Electrolux, paradigmatica delle nuove relazioni industriali e della seconda delocalizzazione. E infatti il nuovo premier incontrerà i lavoratori, a suggellare in poche ore il suo interclassismo che supera ogni divisione destra-sinistra. Ma non meno cruciale è il confronto, tutto fra colleghi, con i sindaci. Ribelli ai tagli di Roma, consapevoli di essere stati puniti a dispetto della virtuosità, i sindaci trevigiani chiedono di allentare, e non di poco, il patto di stabilità, il cappio che ha ridotto i municipi all'ordinaria amministrazione. E mai i sindaci hanno potuto confrontarsi con un premier che conosce così bene i loro problemi. Con il governatore leghista del Veneto, Zaia, si parlerà di dissesto idrogeologico e di competenze: il Veneto non vuol essere equiparato, sulla sanità, alle regioni in profondo rosso. Qui finisce il protocollo. Oltre, c'è una città stupita e sorpresa che battezza fuori dal Parlamento il premier extraparlamentare. E per il sindaco Manildo c'è il sigillo di una convergenza ideale oltre il feeling da smartphone. ©RIPRODUZIONE RISERVATA